Esiste una città americana che non troverete mai su una mappa. O meglio: la troverete ovunque. Si chiama Springfield, ed è il luogo dove vivono Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie, protagonisti della sitcom animata più famosa del mondo: The Simpsons. Ma dov’è davvero questa città? Perché si chiama proprio “Springfield”? Cosa rappresenta?
Proviamo a rispondere…
Springfield è unica. Ma ce ne sono 72
In un episodio della serie, Lisa Simpson afferma: “Ci sono 72 città chiamate Springfield negli Stati Uniti”. Non è solo una battuta: è la verità.
Matt Groening, ideatore della serie, ha scelto il nome Springfield perché è tra i più diffusi in America. Una decisione strategica, che rende Springfield dei Simpsons un simbolo universale: una città qualunque e, proprio per questo, ogni città.
Ogni Springfield reale ha la sua identità. Alcune si trovano in zone rurali, altre sono centri industriali o accademici.
Groening ha trasformato questa ambiguità in forza narrativa. La sua città immaginaria non ha una collocazione precisa perché rappresenta un luogo degli Stati Uniti in cui tutto è possibile: dalla satira politica alla parodia sociale, dall’assurdo quotidiano al realismo osservato con un’ottica deformata.
La vera Sprinfield (o giù di lì)

Ma qual è la vera Springfield dei Simpsons? Nel 2012, durante la promozione del film The Simpsons Movie, Groening rivelò che l’ispirazione iniziale veniva dalla Springfield dell’Oregon, vicino a Portland.
Da ragazzo, leggeva la rivista Father Knows Best, ambientata in una città omonima, e immaginava che si trovasse proprio in Oregon.
Inoltre, confessò che il nome deriva dalla via in cui abitava realmente a Portland: Evergreen Terrace.
L’indirizzo dei Simpson è il 742 di Evergreen Terrace, anche se nel corso delle stagioni sono comparsi numeri civici diversi, come 94, 723 o 1094. Un dettaglio che riflette l’elasticità dell’universo narrativo della serie e il suo disinteresse per la coerenza geografica.
Nel 1997, una replica a grandezza naturale della casa dei Simpson fu costruita al 712 di Red Bark Lane a Henderson, nello Stato del Nevada, come parte di una promozione della FOX.
L’abitazione venne offerta come premio in un concorso, ma il vincitore scelse il corrispettivo in denaro, rinunciando a quella che avrebbe potuto diventare un’attrazione redditizia.
La casa fu poi venduta e, con il tempo, modificata per eliminare i riferimenti alla serie TV. Una parabola perfetta dello spirito americano: anche l’immaginazione, se non monetizzata, viene ristrutturata.
Springfield, disegno a realtà
Springfield non resta confinata allo schermo. Agli Universal Studios in Florida e a Hollywood è stata ricreata un’area a tema: si possono visitare ristoranti, negozi e attrazioni ispirati alla serie.
Si beve birra Duff, si mangia da Krusty Burger, si passeggia tra i riferimenti più iconici del cartone.
La satira diventa esperienza immersiva, l’immaginario collettivo prende forma.
Una Mappa ragionata di Springfield

Anche se la geografia di Springfield cambia a seconda degli episodi, possiamo provare a suddividerla in aree tematiche, come fosse una città reale.
Questa “topografia fluttuante” permette di orientarsi nella serie, creando una mappa mentale fatta di luoghi simbolici e riconoscibili.
Zona Centro
- Il Municipio: sede delle assemblee cittadine e simbolo della burocrazia più assurda. Qui si tengono le elezioni, si scatenano le rivolte popolari (come nell’episodio “Bart contro i veterani”) e si prendono decisioni spesso grottesche. Il sindaco Quimby, caricatura dei politici corrotti, ne è l’abituale protagonista;
- Il Bar di Boe: rifugio preferito da Homer e i suoi amici. In “Homer vs. the Eighteenth Amendment”, diventa uno speakeasy clandestino. Boe, gestore dal cuore di pietra, è uno dei personaggi più malinconici e tragici della serie, capace di gesti inaspettatamente teneri;
- Il Negozio di Apu (Jet Market): sempre aperto, sempre caotico. In “Homer e Apu” vediamo il dietro le quinte della vita del gestore, licenziato dopo uno scandalo alimentare. Il negozio è spesso teatro di rapine, battute fulminanti e conflitti culturali;
- Scuola Elementare di Springfield: dove Bart scrive sulla lavagna e Lisa cerca un senso al mondo. In “Lisa’s Substitute”, la scuola diventa teatro di uno degli episodi più toccanti della serie. Ogni aula, ogni corridoio trasuda rassegnazione e satira sul sistema educativo.
Zona Nord
- La Casa dei Simpson (742 Evergreen Terrace): icona pop riconosciuta in tutto il mondo. Appare in ogni episodio, ma cambia leggermente disposizione a seconda delle esigenze narrative. In “Treehouse of Horror V”, la casa diventa un incubo temporale. La cantina e il garage ospitano esperimenti, fughe, misteri;
- La Casa di Flanders: abitazione ordinata del vicino più zelante e religioso di Homer. In “Homer ama Flanders”, Homer si affeziona in modo ossessivo a Ned. La casa è lo specchio della perfezione cristiana che Homer deride, ma segretamente invidia;
- La Centrale nucleare: dove lavora Homer come ispettore alla sicurezza (ironicamente incompetente). In “Homer’s Odyssey” e “Who Shot Mr. Burns?”, diventa fulcro di trame complesse e critiche ambientali. Simbolo dell’inettitudine organizzata e dei pericoli nascosti della modernità.
Zona Est
- Centro commerciale di Springfield: teatro del consumismo più sfrenato. In “Marge contro la monorotaia”, la città spreca fondi per progetti assurdi invece di sistemarlo. Qui Bart e Lisa vivono le classiche giornate da adolescenti americani, tra vetrine e disastri;
- L’Ospedale Generale: Più grottesco che efficiente. In “Homer in coma”, diventa il palcoscenico della preghiera e della disperazione familiare. Il dottor Hibbert e il dottor Nick Riviera offrono due visioni opposte della medicina: serietà e ciarlataneria;
Zona Sud
- La Prigione di Springfield: poco esplorata, ma significativa. In “Marge in prigione”, scopriamo come anche la madre perfetta può finire dietro le sbarre per un malinteso. Simbolo della giustizia malfunzionante.
- La Discarica cittadina: dove finiscono sogni e rifiuti. In “Homer sindacalista”, la gestione dei rifiuti diventa affare di potere e declino morale. Uno dei luoghi più sinceramente sporchi della serie.
Zona Ovest
- Krusty Studios / Canale 6: satira feroce del mondo televisivo. In “Krusty va in galera” e “Kamp Krusty”, l’industria dell’intrattenimento mostra il suo lato più corrotto. Kent Brockman è il giornalista che oscilla tra serietà e sensazionalismo;
- Il Parco cittadino: usato per picnic, proteste e momenti surreali. In “Bart diventa famoso”, è il luogo dove si svolgono concerti e fiere. Luogo di evasione e ritrovo comunitario;
- L’Osservatorio: scenario di episodi legati alla scienza e alla paranoia collettiva, come in “Bart cometa”. Simbolo di una città che guarda le stelle, ma inciampa nei propri piedi.

Confini, distanze e paradossi geografici
Springfield confina idealmente con:
- Shelbyville (a est): storica rivale della città, fondata da un gruppo dissidente di pionieri favorevoli al matrimonio tra cugini. In Lemon of Troy, è il teatro di una vera e propria “guerra dei limoni” tra ragazzi delle due città;
- Ogdenville: spesso citata per motivi legati all’immigrazione e al lavoro agricolo, come nell’episodio Coming to Homerica;
- North Haverbrook: tristemente nota per essere stata truffata dal venditore di monorotaie Lyle Lanley (Marge contro la monorotaia);
- Capital City: la grande metropoli poco distante, dove si tengono spettacoli, partite e a volte si cercano nuove opportunità di vita (Dancin’ Homer).
Tuttavia, la posizione geografica di Springfield cambia costantemente: in alcuni episodi è sul mare, in altri nel deserto, a volte circondata da montagne o da giungle. Questa elasticità geografica è una scelta intenzionale, funzionale alla satira e alla narrazione.
La centrale nucleare… in salotto?
Un paradosso ricorrente è la prossimità tra la casa dei Simpson e la centrale nucleare. In molte inquadrature, i reattori sono visibili dalla finestra del soggiorno.
In Two Cars in Every Garage and Three Eyes on Every Fish, il pesce mutante “Blinky” viene pescato a pochi metri dall’abitazione.
Tutto ciò è volutamente assurdo: rappresenta la normalizzazione del rischio, la convivenza quotidiana con il disastro potenziale.
Un quartiere residenziale a ridosso di una centrale radioattiva è l’esempio perfetto di come la serie sfrutti le incongruenze urbanistiche per ridicolizzare la realtà.
Springfield non è mica Cesena! Due mondi a confronto

Mettere a confronto Springfield e Cesena è come affiancare una caricatura a uno specchio. Eppure, è proprio nel contrasto che emergono spunti curiosi.
A Cesena c’è una piazza del Popolo con la fontana Masini; a Springfield, ogni volta che serve una piazza, ne appare una diversa.
Cesena ha la Biblioteca Malatestiana, patrimonio dell’UNESCO; Springfield ha una biblioteca dove i libri bruciano, scompaiono o vengono censurati.
In Romagna si vive tra storia, cibo e senso civico; a Springfield si sopravvive tra fast food, burocrazie fallimentari e centrali nucleari a due passi da casa.
Eppure, qualcosa le accomuna: la dimensione umana. In entrambe ci si conosce, si litiga, si vota, si spera, si resiste. Solo che Springfield lo fa sempre con un pizzico di assurdità in più. Forse, per questo, ci somiglia più di quanto vorremmo ammettere.

