Nella storia della musica pop, ci sono dischi che ti conquistano al primo ascolto. Piccoli miracoli che fanno subito click con i gusti personali, capaci di far risonare una corda dell’anima che pensavamo nascosta. Poi ci sono gli XTC, una band che decide di funzionare come certe amicizie: all’inizio li sottovaluti, poi un giorno ti accorgi che non ne puoi più fare a meno.
Gli XTC sono una di quelle scoperte che arrivano tardi, ma decidono di restara, un nome che spunta a notte fonda quando, finiti i Beatles, i Kinks e gli Smiths, qualcuno dice: aspetta, c’è ancora una cosa che devi sentire! Quella cosa, quasi sempre, sono gli XTC.
Se la musica pop inglese fosse una soffitta piena di tesori, gli XTC sarebbero la scatola che tutti scansano per arrivare a quelle più appariscenti, salvo scoprire troppo tardi che dentro c’era la roba migliore.
Sottovalutati senza un vero motivo, amati alla follia da una minoranza fedelissima, la band degli XTC ha passato vent’anni a scrivere alcune delle canzoni più intelligenti, strane e commoventi mai uscite dall’Inghilterra.
Questa è la loro storia, con un occhio di riguardo per gli anni ’80: il decennio in cui hanno smesso di salire sul palco e, paradosso dei paradossi, hanno cominciato a diventare eterni.

Chi sono gli XTC?
Gli XTC sono una band inglese nata nei primi anni ’70 e attiva fino alla metà degli anni Duemila, costruita attorno a due cantautori di talento enorme: Andy Partridge (chitarra e voce) e Colin Moulding (basso e voce).
Cresciuti all’ombra del punk e della new wave, col tempo gl XTC si sono trasformati in qualcosa di molto più difficile da incasellare: musica creativa allo stato puro, un pop d’autore che attinge a piene mani dalla canzone anni ’60, dalla neo-psichedelia e dalla tradizione folk britannica.
Gli XTC non hanno mai sfondato come avrebbero meritato e un po’ se la sono cercata: troppo eccentrici per le classifiche, troppo melodici per la critica che storce il naso davanti alle belle melodie. Ma è proprio questo loro stare ostinatamente fuori dagli schemi ad averli resi una band di culto, a renderli ancora oggi una delle gemme più preziose da riscoprire per chi pratica con devozione l’archeologia pop.
Origini e formazione degli XTC: da Swindon, con rabbia

Le origini degli XTC sanno di provincia inglese, non un dettaglio da poco. La band nasce a Swindon, cittadina ferroviaria del Wiltshire che agli occhi degli inglesi ha più o meno la stessa aura romantica di un capannone in tangenziale.
Partridge ci ha rimuginato sopra per tutta la vita: “Se fossimo stati americani, o anche solo di Manchester, ci avrebbero preso molto più sul serio”, ha ripetuto più volte. Dichiararsi di Swindon, in Inghilterra, è quasi come scusarsi in anticipo.
La formazione delle origini passa attraverso qualche nome dimenticabile (Star Park, The Helium Kidz) prima che, intorno al 1975, Partridge ribattezzi il gruppo con la sigla che tutti conosciamo.
Il nucleo storico mette insieme Andy Partridge, Colin Moulding e il batterista Terry Chambers, un motore ritmico capace di reggere senza affanno quella valanga di idee melodiche. Alle tastiere si avvicendano prima Barry Andrews e poi il polistrumentista Dave Gregory, che negli anni migliori diventerà il loro asso nella manica.
Nel 1977 gli XTC firmano per la Virgin e debuttano in piena esplosione punk: chitarre taglienti, ritmi nervosi, testi cerebrali cantati a rotta di collo.
Erano spavaldi, irrequieti, geniali, diversi da chiunque altro fin dal primo giorno.
Cosa significa XTC?
Il nome XTC non vuol dire niente di preciso e conviene sgombrare subito il campo da un equivoco diffusissimo: non ha nulla a che fare con la droga. La sigla fu scelta da Andy Partridge intorno al 1975 perché gli sembrava moderna, sintetica e facile da leggere su una copertina, perfetta per una band che voleva cantare di radio, televisori e comunicazione elettronica.
La leggenda la fa risalire a una battuta del comico americano Jimmy Durante, che dopo aver ritrovato l’accordo perduto esclamava: “Ci sono! Sono in estasi!” XTC altro non è che la scrittura abbreviata e fonetica di “ecstasy”, cioè estasi.
Curiosità: il nome precede di una decina d’anni l’uso della parola “ecstasy” per indicare l’MDMA. Quando gli XTC scelgono la loro sigla, quel significato semplicemente non esiste ancora. Estasi sì, ma quella delle canzoni perfette.
Gli anni ’80: il decennio in cui gli XTC hanno trovato il loro cuore
Gli anni ’80 degli XTC cominciano con un disastro e si trasformano nella più bella rivincita che il pop ricordi.
Il disastro ha una data: 1982. Dopo anni di tournée massacranti, Andy Partridge crolla. Lo blocca una pesante ansia da palcoscenico, aggravata dalla brusca interruzione di una lunga dipendenza dal Valium.
Sul palco dimentica le canzoni, dimentica perfino chi è. Il tour di English Settlement salta, e la band prende la decisione che cambia tutto: basta concerti, per sempre. Da quel momento gli XTC esistono soltanto in studio di registrazione.
Per qualsiasi altra band sarebbe stata una condanna. Per loro fu una liberazione. Liberi dalla schiavitù del palco, Partridge, Moulding e Gregory si chiusero in sala di registrazione e cominciarono a coltivare il loro giardino segreto: un pop albionico rigoglioso e pastorale, profumato di campagna inglese, fatto di chitarre a dodici corde e armonie vocali da pelle d’oca.
Il vecchio nervosismo new wave lascia il posto a qualcosa di più caldo, più ancestrale, più vicino al folk e alla canzone d’autore. È qui, in questo decennio, che gli XTC trovano finalmente il loro cuore.
Prendete The Big Express (1984), un intero album dedicato a Swindon e alle sue officine ferroviarie: trasformare la propria grigia cittadina di provincia in poesia industriale la dice lunga sul loro genio. O Skylarking (1986), prodotto da Todd Rundgren tra litigate furibonde e nervi tesissimi, nonostante tutto uno dei dischi più belli e luminosi del decennio. Per non parlare di quella deliziosa parentesi chiamata The Dukes of Stratosphear, l’alter ego con cui, a metà anni ’80, gli XTC si travestirono da gruppo psichedelico del 1967: neo-psichedelia purissima, un gioco d’amore e di archeologia pop riuscito al punto da vendere più dei dischi firmati col loro vero nome.
Cosa hanno significato gli anni ’80 per gli XTC? Scoprire che si poteva essere una band senza fare la band, che la musica creativa non ha bisogno di stadi e riflettori, che si può restare cocciutamente fuori dagli schemi e proprio per questo durare più di mille mode.
Mentre il decennio si riempiva di tastiere di plastica e capelli cotonati, loro coltivavano arance e limoni (e infatti il disco si intitola Oranges & Lemons).
Non per niente oggi Andy Partridge viene celebrato come uno dei padri del Britpop: senza gli XTC degli anni ’80 non ci sarebbero stati i Blur e probabilmente nemmeno metà del pop inglese intelligente arrivato dopo.
Gli XTC sono la prova vivente che la cosa più punk che si possa fare è scrivere una canzone pop perfetta e infischiarsene se le classifiche non se ne accorgono.
La discografia degli XTC
Perché ascoltare gli XTC oggi
In un’epoca in cui tutto passa dall’algoritmo e tutto si somiglia, c’è qualcosa di profondamente rassicurante in una band che ha fatto l’esatto contrario: niente palco, niente mode, nessuna voglia di somigliare a qualcun altro.
Gli XTC sono la colonna sonora ideale per chi ha un debole per la bellezza nascosta, per i dischi che vanno conquistati a poco a poco, per quella musica pop che continua a svelare strati nuovi anche al centesimo ascolto.
Se ami il pop albionico fatto di chitarre luminose e malinconie casalinghe, se pratichi l’archeologia pop come una piccola religione, allora gli XTC ti aspettano da decenni in fondo a una soffitta polverosa. Scoprirli è uno dei regali più belli che puoi concederti. Partiti da Skylarking, poi fammi sapere in un commento qui sotto.
Domande frequenti sugli XTC
Cosa significa XTC?
XTC è la scrittura abbreviata e fonetica della parola inglese “ecstasy” (estasi). Il nome fu scelto da Andy Partridge intorno al 1975, ispirato a una battuta del comico Jimmy Durante. Non ha alcun legame con la droga: il termine “ecstasy” per indicare l’MDMA si diffonde solo a metà anni ’80, una decina d’anni dopo la nascita della band.
Di dove sono gli XTC?
Vengono da Swindon, cittadina ferroviaria del Wiltshire, in Inghilterra, dove si sono formati nei primi anni ’70.
Chi sono i membri degli XTC?
Il nucleo storico è formato da Andy Partridge (chitarra e voce), Colin Moulding (basso e voce) e Terry Chambers (batteria), a cui si aggiunge il polistrumentista Dave Gregory negli anni più fertili.
Perché gli XTC hanno smesso di fare concerti?
Nel 1982 Andy Partridge soffriva di una grave ansia da palcoscenico, peggiorata dalla brusca interruzione di una lunga dipendenza dal Valium. Da quel momento la band scelse di lavorare esclusivamente in studio di registrazione.
Qual è l’album più famoso degli XTC?
Skylarking (1986), prodotto da Todd Rundgren, è considerato in genere il loro capolavoro, insieme al doppio English Settlement (1982).




