Un bar a Genova, Vasco, Zucchero e vent’anni di silenzio. Oggi, 5 aprile, esce PreGo (Pre:Surrection Edition) di Zondini
Partiamo da una domanda semplice. Il bar della canzone di Gino Paoli (quello dei famosi Quattro amici, di quella canzone che nell’estate del 1991 passava dappertutto) esiste davvero? O meglio: è mai esistito davvero o era un bar immaginario, il tipo di non luogo che esiste solo dentro le canzoni e nei ricordi di chi le ha ascoltate nel momento giusto?

La risposta è sì, il bar della canzone di Gino Paoli esisteva. Era nel quartiere Foce di Genova.
E i quattro amici? Estevano davvero, anche se Paoli lo ha detto esplicitamente solo nel 2019, in televisione, quasi trent’anni dopo.
Erano lui, un amico dai tempi dell’Accademia di Belle Arti, un giornalista, e un certo… Renzo Piano. Sì, quel Renzo Piano! L’architetto più famoso del mondo era uno dei quattro al tavolino.
Stavano lì a parlare di come cambiare le cose, come si fa quando si è giovani e si crede ancora che le cose si possano cambiare davvero.
Uno di loro avrebbe costruito il Beaubourg a Parigi. Un altro avrebbe scritto canzoni che la gente canta ancora oggi nei bar di tutta Italia.
Il retrogusto amaro della canzone, quello del protagonista che rimane solo al tavolo mentre gli altri spariscono, era autobiografico pure quello.

Io nel 1991 ero a Cesena. Eravamo in tre, non in quattro, ma la sostanza era quella. Due amiche, io e quella canzone che passava così spesso su Video Music, con il video animato anni Novanta.
Intonavamo controcanti. Intrecciavamo le voci su quella melodia apparentemente semplice, su una canzone che vedeva collidere Zucchero ,Vasco e Paoli sullo stesso pezzo, una combinazione che sulla carta non avrebbe dovuto funzionare e invece funzionava eccome. Solo a cantarla in armonia ci sentivamo speciali. Bella estate.
Quel periodo è passato. È rimasta la canzone, con quel retrogusto amaro tipico di tutte le cose finite ben troppo presto.
Sognavo a voce alta. Qualcuno mi ascoltava. Era abbastanza.
Forse è per questo che ho sempre saputo che avrei pubblicato PreGo, prima o poi. Probabilmente il 2026 era il momento giusto, che poi è sempre adesso, o quasi mai, a seconda di come la metti sul piatto.
Alcune cose che devi sapere su PreGo
Era il 2006. Stavo imparando la chitarra. Prendevo lezioni. Stavo scoprendo gli arpeggi e mi sembrava di avere scovato un segreto che tutti gli altri conoscevano già da anni.

Avevo già pubblicato qualcosa in inglese, come Mark Zonda, ma scrivere in italiano era diverso. Più scomodo. Più fragile. Più difficile da nascondere dietro lo scudo di una lingua straniera che non è la tua.

Quell’estate andai a Ferrara a vedere i Flaming Lips, probabilmente a Ferrara Sotto Le Stelle.
Wayne Coyne entrò in scena dentro una sfera di plastica trasparente gigantesca, rotolando sulla folla.
Sul palco aveva ragazze vestite da aliene e amici vestiti da Babbo Natale.
Prima di loro avevano suonato gli OK:GO con coreografie che sembravano uscite da un sogno sbagliato.
Ricordo di aver pensato: fare musica può significare anche questo. Costruire un rituale. Una cerimonia. Qualcosa che assomigliasse a una funzione religiosa senza prendersi troppo sul serio.
Tornai a Cesena (anzi, all’Hana-Bi a mettere su dischi) e il giorno dopo scrissi Domenica Ammessa con le pochissime cose che sapevo fare alla chitarra: un arpeggio, pochi accordi, una melodia che non forzava niente.
Qualcuno di Tafuzzy Records, l’etichetta romagnola indie-lo-fi-punk-folk, la sentì e me lo disse in faccia senza premesse: era una delle più belle canzoni italiane scritte negli ultimi dieci anni. Non ci credetti del tutto. Ma non la dimenticai.
Cose che questo album è, in ordine sparso:
- Un concept album saltuariamente strutturato come una funzione religiosa, con sacramenti e tutto.
- Nove demo del 2006-2007 registrate da me in “modo vergognoso”, più sei brani nuovi scritti nel 2026 per completarlo.
- Un blog chiamato PRE-GO che documentava tutto, come anteprima di ciò che stava diventando.
- Un album in cui Lucio Dalla sposa Sbirulino e il mondo intorno a loro è in festa.
- Paola Perego muore come allegoria dell’ego. Per Ego. PRE-GO. You know what I mean.
- Un album riarrangiato nel 2026 con l’AI, come un film in Super 8 rimasterizzato senza tradire un fotogramma.
- Un album che esce oggi, a Pasqua, perché Pasqua è resurrezione e questo è un album resuscitato.
Il progetto si chiamava già PreGo dal primo giorno. Prego come preghiera. Come funzione. Prego come Lego perchè in costruzione. E dentro ci finirono gli alieni, i Flaming Lips, Cesena, Paola Perego, Lucio Dalla e un bambino mascherato che si crede Spider-Man su una via di Cesena di nome Via Angeli, guardato dall’alto da un protagonista che non si muove mai, come Ulisse nel senso di Joyce, non nel senso del mito.
Poi la vita andò in un’altra direzione, come fa sempre la vita quando stai cercando di fare qualcos’altro, diceva John. I demo restarono demo. L’album rimase sospeso per vent’anni esatti.
Cesena, Via Angeli e l’Apocalisse secondo Syd Barret
Cesena viene citata esplicitamente più volte nell’album. Non come nostalgia. Almeno non solo. Più una coordinata geografico-sentimentale. Il punto da cui tutto parte e a cui tutto torna, anche quando sembra che tu stia guardando altrove.
V. Angeli è un ritratto di quello che passa dalla finestra di un condominio: il catechismo che finisce alle 17:30, figurine spiegazzate, la signora del civico 23 che chiama un bambino, ma non risponde perché non si chiama mica Matteo, ma Peter. Neanche a farlo Apostolo. La Romagna? Un tessuto connettivo.
Cometa Nera è il tentativo di fare una canzone sull’Apocalisse alla maniera di Astronomy Domine dei Pink Floyd. Pompe a Pompei come ritornello cosmico.
Paola Per Ego Is Dead è scritta in una lingua ibrida storpiata, italo-inglese di periferia: bebi ai seik for iu, lova mi lova no. Perché certi stati d’animo non hanno una lingua sola, e quella canzone nasce nel 2026 come tante altre nell’album, scritta apposta per completare il concept che aspettava da vent’anni.
E poi c’è FinGo. Fine in francese più Go in inglese. Messi insieme: Fingo, appunto. Il protagonista si finge morto per sfuggire alla morte. Paoli lo sapeva, cosa vuol dire tentare quella strada: nel 1963 si sparò al cuore per un amore che non riusciva a smettere di bruciare. Sopravvisse. Poi scrisse canzoni bellissime per altri sessant’anni.
Ci ha lasciati da poco, a 91 anni. La domanda però è rimasta aperta: fingersi morti è come morire prima di morire?
Tracklist — Prego · Zondini:
- Padre Nostro
- PreGo
- Cometa Nera
- St.monica.bld
- Marco 13.5
- Sigarette
- Polvere
- Unione . com
- Lucio Sposa Sbirulino
- Piedi per i prati
- Zero zen
- V. Angeli
- Paola Per Ego Is Dead
- FinGo
- Domenica ammessa
Ma che cavolo è questo album, alla fine?
Se mi chiedi di cosa parla Paola Prego non so risponderti in modo breve. È un album su Cesena. Su una funzione religiosa che non finisce mai. Su sogni che vivono dentro la routine senza chiederti il permesso. Su Wayne Coyne dentro una sfera di plastica. Su un uomo che si finge morto. Su Lucio Dalla che sposa Sbirulino mentre il mondo fa festa. Su una strada di Cesena guardata da una finestra alle undici di sera.
È anche un album su un bar a Genova nel quartiere Foce, dove quattro amici si sedevano a sognare di cambiare il mondo.
Quella scena è diventata una delle canzoni più belle della musica italiana. Uno di quei quattro amici ha costruito il Beaubourg. Un altro ha scritto Sapore di sale. Gli altri due probabilmente hanno fatto cose comunque interessanti, ma rimangono astrazione pura. Speculazione.
PreGo esce oggi, 5 aprile. Pasqua. Pre:surrection Day.
Il bar della canzone di Gino Paoli è ancora aperto. Anche a Pasqua? Se chiudi gli occhi e ti capita di farci un salto in sogno, ordina un whisky: offro io, paga Vasco.
Vuoi sentirne un sorso? Prego.
Prego di Zondini è disponibile dal 5 aprile 2026 su tutte le piattaforme digitali via KinGem Records. Registrato originariamente come demo nel 2006-2007 sotto lo pseudonimo m'Ar(° D@nz0. Completato e riarrangiato nel 2026. Domenica Ammessa fu pubblicata da Tafuzzy Records nella raccolta degli artisti dell'etichetta.




