Nel romanzo di Michael Ende la storia di Bastian era stampata in rosso, quella di Fantàsia in verde. Qui abbiamo fatto lo stesso: in rosso trovate il mondo del Covid, in verde acqua quello di prima e di dopo.
Il 12 ottobre Netflix ha mostrato al mondo la prima locandina di Narnia: Il nipote del mago, il film che Greta Gerwig porterà nelle sale il 12 febbraio 2027. Al centro c’è un leone gigantesco fatto di stelle, con una criniera che sfuma nel cosmo, mentre due ragazzini gli sfrecciano davanti in groppa a un cavallo con le ali. Sui forum qualcuno ha scritto che sembrava uscita pari pari da un film fantasy di fine anni Ottanta. Spoiler: aveva ragione. Chi ha passato i quaranta, del resto, l’aveva pensato ancora prima di leggerlo.
A me è tornata in mente all’istante La storia infinita, arrivata nei cinema italiani il 6 dicembre 1984, giusto in tempo per le feste di Natale. Anche lì c’era un ragazzo, Bastian, rintanato nella soffitta buia della scuola con un libro capace di aprire le porte di un altro mondo. C’era perfino un drago bianco dal muso di cane, Fùcur, che volava sopra le nuvole con l’aria di un San Bernardo incredibilmente gioioso.
Ci sono bene quarant’anni di storia del cinema che separano i due film. Messi uno accanto all’altro, però, raccontano meglio di qualunque rapporto di settore come è cambiato il nostro modo di andare al cinema.
La storia infinita e Narnia, quarant’anni dopo


A guardarla bene da vicino, la parentela si ferma all’aria di famiglia. La storia infinita era un film tedesco girato in inglese negli studi Bavaria di Monaco, un kolossal europeo costato la bellezza di 60 milioni di marchi, circa 27 milioni di dollari. Nessuno, fuori da Hollywood e dall’Unione Sovietica, aveva mai speso così tanto per un film. Fùcur e la vecchia Morla, la tartaruga grande come una montagna, erano pupazzi meccanici costruiti a mano, che i più curiosi possono ancora andare a trovare a Monaco, dove sono esposti come reliquie.
Michael Ende, l’autore del romanzo, quel film lo odiò con la tenacia che gli scrittori riservano a chiunque osi toccare le loro creature. Petersen, a sentire Ende, aveva portato sullo schermo soltanto la prima metà del libro e ne aveva stravolto il senso. Al pubblico, che il romanzo spesso non l’aveva nemmeno aperto, la questione importò pochissimo: il film incassò oltre 100 milioni di dollari nel mondo. Quanto alla canzone di Limahl, prodotta da Giorgio Moroder, la canticchiavano pure quelli che in sala non avevano mai messo piede.
Il nuovo Narnia arriva invece da tutta un’altra galassia industriale. Lo produce Netflix, gli effetti sono rigorosamente digitali, firmati da Framestore, Weta FX ed Eyeline Studios. Nel primo filmato promozionale suona Stairway to Heaven dei Led Zeppelin, una canzone che nel 1984 avremmo registrato dalla radio su un’audiocassetta, con il dito pronto sul tasto per tagliare la voce del conduttore. Gerwig, a differenza di Petersen, è una lettrice devota di C.S. Lewis. Parla del suo film come di un’opera rock con dentro David Bowie e, già che c’era, ha spostato la storia dal 1900 del romanzo agli anni Cinquanta.
La differenza che pesa davvero, però, sta altrove. Riguarda la strada che un film deve percorrere per arrivare fino a noi.
| La storia infinita (1984) | Narnia: Il nipote del mago (2027) | |
|---|---|---|
| Produzione | Neue Constantin, studi Bavaria di Monaco | Netflix, con Sony per la distribuzione fuori dal Nord America |
| Effetti speciali | Pupazzi meccanici, modellini, fondali dipinti | Effetti digitali di Framestore, Weta FX, Eyeline Studios |
| Musica | Never Ending Story di Limahl, prodotta da Giorgio Moroder | Stairway to Heaven dei Led Zeppelin nel filmato promozionale |
| Rapporto con il libro | L’autore rinnegò il film | La regista è un’appassionata dei romanzi |
| Uscita in sala | In Italia dal 6 dicembre 1984 | Nel mondo dal 12 febbraio 2027, anteprime IMAX dal 10 |
| Dopo la sala | Videocassetta, poi televisione | Netflix dal 2 aprile 2027, dopo 49 giorni |
Provate a far avanzare il Nulla su questo paragrafo.
Nel film di Petersen il Nulla divorava Fantàsia perché la gente aveva smesso di sperare. Quarant’anni dopo il Nulla sembra aver cambiato indirizzo: negli anni Ottanta si mangiava le sale, oggi si sta rosicchiando gli abbonamenti delle piattaforme.
Nel 1984, se volevi vedere La storia infinita, non c’era santo che tenesse: dovevi uscire di casa. Per la videocassetta bisognava aspettare un bel pezzo, per il passaggio in televisione ancora di più. Nel 2027 Netflix avrebbe potuto mettere Narnia sulla piattaforma il giorno stesso dell’uscita, come ha fatto per anni con quasi tutti i suoi film. Ha deciso invece di aspettare 49 giorni, che per una piattaforma sono un’eternità. Per capire come mai bisogna riavvolgere il nastro.
Gli anni Ottanta e le sale che si svuotavano

Nel dicembre del 1984, per vedere volare Fùcur, ci si metteva in fila al botteghino sperando di beccare un posto decente nelle prime file. Era un rito del sabato pomeriggio che a noi ragazzini sembrava destinato a durare per sempre.
Il guaio è che proprio in quegli anni le sale perdevano spettatori come una botte bucata. Nel 1980 in Italia si erano venduti 241,8 milioni di biglietti in 8.453 sale. Dieci anni dopo i biglietti erano crollati a 90,6 milioni, mentre le sale si erano ridotte a 3.293. Fate pure il conto: il cinema italiano aveva perso quasi due spettatori su tre, il 62,5%.
I colpevoli li conoscevamo benissimo, anche perché ce li avevamo in salotto. Le reti private sparavano film a tutte le ore del giorno, mentre il videoregistratore aveva trasformato il sabato sera in una spedizione al videonoleggio sotto casa, dove la cassetta del momento era sempre già fuori. Alla fine del decennio Tornatore girò con Nuovo Cinema Paradiso il necrologio di quell’epoca, con la sala di paese che viene abbattuta sotto gli occhi di chi ci era cresciuto dentro.
Eppure la sala non morì. Traslocò nei multisala e si aggrappò ai grandi titoli americani. C’è un’ironia sottile in tutta questa storia: i film che allora tenevano accese le luci dei cinema superstiti, come E.T. o I Goonies, sono gli stessi che trent’anni più tardi Netflix avrebbe smontato pezzo per pezzo per costruirci sopra la sua serie più amata.
2020, l’anno in cui la sala sembrava morta

Facciamo un bel salto di trentasei anni. L’8 marzo 2020 le sale vengono chiuse per decreto in tutta Italia, cosa che nemmeno le televisioni private nei loro anni d’oro erano riuscite a fare. A fine anno Cinetel conta circa 28 milioni di biglietti, con incassi scesi del 71,3% rispetto al 2019. Se si guarda solo al periodo successivo alla chiusura, il calo arriva al 93%: in pratica in sala è rimasto meno di un decimo del pubblico.
Netflix, nel frattempo, si gode l’anno migliore della sua storia. Nel 2020 raccoglie 37 milioni di nuovi abbonati e sfonda quota 200 milioni. Del resto chi non poteva uscire di casa cercava qualcosa da guardare, mentre la piattaforma di roba da guardare ne aveva in abbondanza.
Hollywood trasse la conclusione più ovvia che, come succede spesso alle conclusioni ovvie, si rivelò almeno in parte sbagliata. La Disney spedì Mulan direttamente su Disney+, facendolo pure pagare a parte. La Warner decise di far uscire tutti i film del 2021 nelle sale e su HBO Max nello stesso giorno, Dune compreso. Christopher Nolan, che sulla sala ha costruito un’intera carriera, non la prese affatto bene.
Fu la grande corsa all’oro dello streaming. Chi aveva un catalogo apriva una piattaforma, chi aveva una piattaforma comprava cataloghi, un po’ come nel Far West, dove chi l’oro non lo trovava si arricchiva vendendo i badili a chi lo cercava. Gli spettatori, dal canto loro, avevano scoperto che il divano di casa costa parecchio meno della poltroncina rossa.
Molti, in sala, non ci sono più tornati. Nel 2022 le presenze nei cinema italiani erano ancora inferiori del 51% alla media 2017-2019: uno spettatore su due era rimasto comodamente a casa.
Stranger Things, ovvero gli anni Ottanta in abbonamento
A questo punto la storia fa un giro su se stessa, come le audiocassette che riavvolgevamo a mano con la penna Bic per non consumare le pile del walkman. Il titolo che più di ogni altro ha tenuto in piedi Netflix è un omaggio dichiarato proprio a quel cinema che la televisione aveva svuotato. Stranger Things è costruita con i mattoni di Spielberg, Carpenter e Stephen King: ci sono i ragazzini in bicicletta con le ricetrasmittenti, c’è un mostro che arriva da un’altra dimensione.
Per quasi dieci anni la serie è stata il motivo per cui un sacco di gente teneva attivo l’abbonamento. C’era chi aspettava le nuove puntate con la sveglia puntata, pronto a farle partire nell’esatto secondo in cui comparivano, come una volta si aspettava l’ultimo spettacolo del sabato sera.
Il cerchio, a ben vedere, si era già chiuso nel 2019. Nell’ultima puntata della terza stagione Dustin e Suzie cantano Never Ending Story via radio, con il risultato che nel giro di pochi giorni le visualizzazioni del video originale di Limahl su YouTube sono cresciute del +800%.
Per il gran finale Netflix ha fatto una cosa che fino a pochi mesi prima aveva escluso senza troppi giri di parole. La sera del 31 dicembre 2025 l’ultimo episodio è uscito sulla piattaforma e in contemporanea in oltre 500 sale di Stati Uniti e Canada. Curiosamente i biglietti non si vendevano: per sedersi bisognava comprare un buono da spendere al bar del cinema, che si teneva tutto l’incasso.
Nel primo semestre 2026, secondo Nielsen, Stranger Things è stato il titolo più visto in streaming negli Stati Uniti, con la cifra un po’ astratta di 23,26 miliardi di minuti. Poi, però, la serie è finita davvero.
I fratelli Duffer, che l’avevano inventata, da aprile lavorano per Paramount con un contratto di quattro anni pensato soprattutto per i film da sala. Hanno lasciato la piattaforma per avere quello che la piattaforma non poteva dare loro, cioè il buio di una sala piena che salta sulla sedia tutta insieme.
I conti dopo l’ultima puntata

Quanti abbonati abbia perso Netflix dopo il finale, a dire il vero, non lo sa nessuno. Dal 2025 la società ha smesso di comunicarne il numero, un po’ come l’oste che a un certo punto smette di contare i coperti: il ristorante magari è ancora pieno, ma da fuori non lo puoi più sapere. L’ultimo dato ufficiale, di gennaio 2026, parlava di oltre 325 milioni di abbonamenti.
Gli indizi, però, non mancano di certo. Secondo Apptopia, nel terzo trimestre 2026 le disdette negli Stati Uniti sono cresciute del +16,6% rispetto a un anno prima, a un ritmo doppio rispetto ai trimestri precedenti. Nello stesso periodo gli scaricamenti dell’applicazione fra Stati Uniti e Canada sono calati del 20%. Jefferies, poi, stima che in media un abbonato passi su Netflix 49 ore al mese, contro le 66 di tre anni fa: diciassette ore in meno, che non sono proprio spiccioli.
A Los Gatos, dove Netflix ha sede, hanno reagito come reagiscono tutte le aziende quando i numeri si fanno timidi, cioè tagliando circa il 6% del personale. Bela Bajaria, la responsabile dei contenuti, ha lasciato il posto a Peter Rice. Variety fa notare che da un bel po’ la piattaforma non trova un successo capace di segnare un’epoca come Stranger Things. YouTube, intanto, negli Stati Uniti raccoglie quasi il doppio del suo tempo di visione.
I conti del trimestre arrivano martedì 20 ottobre e gli analisti si aspettano la crescita dei ricavi più lenta degli ultimi tre anni.
La Warner, ovvero l’affare sfumato

A dicembre 2025 Netflix aveva già firmato per comprarsi gli studi della Warner Bros. Discovery con dentro HBO Max. Sarebbe stato un secolo di cinema in un colpo solo, da Casablanca a Harry Potter.
Pochi giorni dopo, però, si è fatta avanti Paramount Skydance, la società di David Ellison, con un’offerta ostile per l’intera azienda. A fine febbraio 2026 il consiglio della Warner l’ha giudicata migliore. Netflix ha rinunciato a rilanciare, spiegando che a quel prezzo l’affare non conveniva più. In compenso ha incassato una penale di 2,8 miliardi di dollari, che come premio di consolazione non è niente male. La fusione fra Paramount e Warner vale circa 110 miliardi di dollari, con chiusura annunciata per il 6 ottobre 2026.
- Dicembre 2025Netflix firma l’accordo per gli studi Warner con HBO Max.
- Febbraio 2026Il consiglio della Warner preferisce l’offerta di Paramount, così Netflix incassa 2,8 miliardi di penale.
- 6 ottobre 2026È la data annunciata per la chiusura della fusione fra Paramount e Warner.
Hollywood, del resto, pratica da sempre il cannibalismo con le buone maniere. Nel 2019 la Disney si era comprata la 21st Century Fox, X-Men e Simpson compresi, un acquisto che servì anche a riempire Disney+, nata pochi mesi dopo. Sette anni più tardi, a me pare, il vento è girato parecchio: uno studio storico torna a valere soprattutto per i film che riesce a portare nelle sale.
Narnia, il primo film Netflix nato per la sala
Torniamo a Narnia. Le anteprime in IMAX partono il 10 febbraio 2027, il film esce nelle sale di tutto il mondo il 12 febbraio, mentre su Netflix arriverà soltanto il 2 aprile. Per la piattaforma si tratta della prima uscita in sala su larga scala, oltre che del primo film con un’esclusiva cinematografica di almeno 45 giorni. Fuori dal Nord America, poi, la distribuzione nelle sale tocca a Sony Pictures.
- 10 febbraio 2027Partono le anteprime in IMAX.
- 12 febbraio 2027Il film esce nelle sale di tutto il mondo.
- 2 aprile 2027Narnia arriva su Netflix, dopo 49 giorni di sala.
Le prove generali, in realtà, c’erano già state. Nell’agosto 2025 KPop Demon Hunters, il film d’animazione di Sony Pictures Animation che milioni di persone avevano già visto sulla piattaforma, è stato proiettato per un solo fine settimana in una versione da cantare in coro. Con circa 18 milioni di dollari in due giorni ha regalato a Netflix il primo posto al botteghino della sua storia, un risultato su cui nessuno avrebbe scommesso un euro.
Su Narnia la spinta è arrivata dalla regista, che ha puntato i piedi per avere la sala. Il primo accordo prevedeva due settimane in IMAX a fine novembre 2026. Poi, strada facendo, la cosa è cresciuta fino a diventare un’uscita vera e propria, con un mese e mezzo di vita al cinema prima di approdare sul divano. Dan Lin, che guida il cinema di Netflix, ha spiegato che quasi tutti i film della piattaforma continueranno a nascere in streaming, ma che ogni tanto un progetto merita una tela diversa.
Disney, Marvel e Star Wars tornano in sala

La Disney, i conti, li ha fatti un po’ prima. Tra ottobre e dicembre 2024, subito dopo un aumento dei prezzi, Disney+ ha perso 700.000 abbonati. L’ultimo dato pubblicato, di settembre 2025, parlava di 132 milioni. Poi anche la Disney ha smesso di comunicarlo, come se fra le due aziende valesse una specie di galateo del silenzio.
Nel 2025 Bob Iger, che allora guidava la società, ha ammesso che la fretta di riempire la piattaforma aveva spinto Marvel a produrre decisamente troppo. Il succo del suo ragionamento era che la quantità non garantisce la qualità. Da lì è nata la decisione di riportare Marvel al cinema.
Le serie, intendiamoci, non sono sparite. VisionQuest, con Paul Bettany nei panni di Visione, è su Disney+ dal 14 ottobre e chiude la trilogia aperta da WandaVision. Il piatto forte però arriva in sala il 18 dicembre: è Avengers: Doomsday, con Robert Downey Jr. trasformato nel Dottor Destino. Esce lo stesso giorno del terzo Dune della Warner, tanto per non farsi mancare niente. A settembre, con tre mesi buoni di anticipo, aveva già superato 50 milioni di dollari di prevendite negli Stati Uniti.
Star Wars è tornata al cinema dopo sette anni con The Mandalorian & Grogu, figlio diretto di una serie di Disney+. Ha aperto con 165 milioni di dollari nel mondo, poi si è fermata intorno ai 340, meno perfino di Solo. Un personaggio adorato sul divano, a quanto pare, non si porta dietro automaticamente il pubblico in sala, nemmeno se ha le orecchie a punta di Grogu.
Il percorso inverso, invece, funziona alla grande. Secondo Disney, ad agosto i titoli Marvel hanno totalizzato su Disney+ oltre 420 milioni di ore di visione, trascinati dall’uscita al cinema di un film che ha prodotto il più grande aumento di visioni mai registrato sulla piattaforma. La Disney tiene i suoi film 60 giorni in esclusiva nelle sale prima di metterli in streaming. Ha capito per tempo che la sala fa da vetrina mentre la piattaforma fa da magazzino.
Tre epoche a confronto

Se mettiamo in fila le tre stagioni del rapporto fra la sala e lo schermo di casa, il quadro che ne esce è questo.
| Anni Ottanta | Pandemia (2020-2021) | Oggi (2025-2026) | |
|---|---|---|---|
| Dove esce prima un film | In sala, poi in videocassetta e in televisione | Spesso in streaming, oppure in contemporanea | Di nuovo in sala, con finestre di esclusiva |
| Il rivale della sala | Televisioni private, videonoleggio | Piattaforme in abbonamento | Video brevi, YouTube, disdette degli abbonamenti |
| Chi detta le regole | Gli studi di Hollywood | Le piattaforme | Gli studi, con le piattaforme in cerca di eventi |
| Il titolo simbolo | Nuovo Cinema Paradiso | Wonder Woman 1984, in sala e su HBO Max lo stesso giorno | Narnia: Il nipote del mago |
Biglietti venduti nelle sale italiane
Milioni di biglietti. In rosso gli anni del Covid. Fonti: Università di Teramo su dati di settore, Cinetel.
Il secondo prospetto, invece, misura quanto resta un film al cinema prima di traslocare sul divano.
Giorni in sala prima dello streaming
In appena cinque anni si è passati da zero giorni a quasi due mesi. Netflix si è fermata a 49, la Disney resta a 60: in quegli undici giorni di differenza c’è tutta la diffidenza che la piattaforma nutre ancora verso il buio della sala.
La storia infinita in breve
- Regia
- Wolfgang Petersen
- Tratto da
- Il romanzo di Michael Ende (1979), di cui il film racconta la prima metà
- Uscita in Italia
- 6 dicembre 1984
- Costo
- 60 milioni di marchi, circa 27 milioni di dollari
- Incasso
- Oltre 100 milioni di dollari nel mondo
- Canzone
- Never Ending Story di Limahl, prodotta da Giorgio Moroder
Narnia: Il nipote del mago in breve
- Regia e sceneggiatura
- Greta Gerwig
- Cast
- Emma Mackey, Carey Mulligan, Daniel Craig, Meryl Streep (voce di Aslan)
- Uscita in sala
- 12 febbraio 2027, anteprime IMAX dal 10 febbraio
- Su Netflix
- Dal 2 aprile 2027
- Distribuzione
- Netflix in Nord America, Sony Pictures nel resto del mondo
- Prima locandina
- 12 ottobre 2026
Domande frequenti

Netflix sta perdendo abbonati dopo la fine di Stranger Things?
Netflix non pubblica più il numero degli abbonati dal 2025, quindi un dato ufficiale non esiste. Le stime esterne indicano però un aumento delle disdette negli Stati Uniti: secondo Apptopia, nel terzo trimestre 2026 il tasso di abbandono è cresciuto del +16,6% rispetto a un anno prima.
Il nuovo Narnia di Greta Gerwig esce al cinema o su Netflix?
Esce prima al cinema, con le anteprime in IMAX dal 10 febbraio 2027 e l’uscita nelle sale dal 12 febbraio. Su Netflix arriva il 2 aprile 2027. Fuori dal Nord America lo distribuisce Sony Pictures.
Perché Netflix non ha comprato la Warner Bros.?
Netflix aveva un accordo per comprare gli studi e HBO Max, ma Paramount Skydance ha presentato un’offerta più alta per l’intera Warner Bros. Discovery. A febbraio 2026 Netflix ha rinunciato a rilanciare, ricevendo una penale di 2,8 miliardi di dollari.
Quando esce Avengers: Doomsday?
Esce il 18 dicembre 2026 negli Stati Uniti, lo stesso giorno del terzo film di Dune.
VisionQuest esce al cinema?
No: VisionQuest è una serie di Disney+ disponibile dal 14 ottobre 2026. Chiude la trilogia cominciata con WandaVision.
Il cinema in Italia si è ripreso dopo la pandemia?
Si è ripreso solo in parte. Nel 2025 le sale italiane hanno incassato 496,5 milioni di euro con 68,4 milioni di biglietti, un risultato in linea con il 2024. I film italiani hanno raggiunto il 33,3% delle presenze, la quota migliore dal 2016, grazie anche a Buen Camino di Checco Zalone, che in sette giorni ha incassato 36 milioni di euro.
Bastian e il posto più buio della scuola

La sala che Netflix ritrova nel 2027 è più piccola di quella del 1984 e costa parecchio di più. Nel 2025 le sale italiane hanno venduto 68,4 milioni di biglietti, meno di un terzo di quelli del 1980. In compenso hanno imparato a vendere l’unica merce che lo streaming non sa confezionare: il piacere di guardare una storia insieme a duecento perfetti sconosciuti.
Le piattaforme hanno passato quasi vent’anni a portarci il cinema in salotto. Adesso scoprono, con una certa sorpresa, che molti di noi, potendo scegliere, si ricomprano volentieri il biglietto per tornare in sala.
Bastian, del resto, l’aveva capito già nel 1984. Per entrare in Fantàsia si era andato a cercare il posto più buio di tutta la scuola.
Appendice: le fonti
Date, cifre e dichiarazioni citate nell’articolo vengono da queste pagine, consultate il 19 ottobre 2026.
- La prima locandina di Narnia: Il nipote del mago (What’s on Netflix);
- La locandina di Narnia e il confronto con il fantasy anni Ottanta;
- Narnia, effetti visivi e produzione (NarniaWeb);
- La storia infinita, scheda e uscita italiana (Movieplayer);
- La storia infinita, budget e rapporto con Michael Ende (AFI);
- La storia infinita, curiosità sul film (Cinefilos);
- La storia infinita, incassi nel mondo (Cinefilos);
- Never Ending Story e l’effetto Stranger Things sulle visualizzazioni (Wikipedia);
- Cinetel, dati del cinema in sala 2020;
- Cinetel, dati del cinema in sala 2021;
- Cinetel, dati del cinema in sala 2025 (ANSA);
- Il pubblico dimezzato dopo la pandemia (Il Giornale);
- Spettatori e sale in Italia 1980-1990 (Università di Teramo);
- Netflix supera i 200 milioni di abbonati nel 2020;
- Il finale di Stranger Things in oltre 500 sale;
- Stranger Things titolo più visto del primo semestre 2026;
- I fratelli Duffer passano a Paramount;
- Netflix e i dati sul coinvolgimento degli utenti (Reuters);
- Licenziamenti e cambio ai vertici dei contenuti (Variety);
- Netflix rinuncia alla Warner Bros. (PBS);
- Relazione trimestrale Netflix, penale Warner (SEC);
- Chiusura annunciata della fusione Paramount-Warner;
- Narnia, accordo con Sony per la distribuzione internazionale (Screen Daily);
- Narnia: Il nipote del mago, date di uscita (Cinefilos);
- KPop Demon Hunters primo al botteghino (CNN);
- Iger e la nuova strategia Marvel;
- VisionQuest su Disney+ (Marvel);
- Avengers: Doomsday, prevendite;
- The Mandalorian & Grogu, incassi;
- Disney smette di comunicare gli abbonati (TheWrap);
- Disney+ perde 700.000 abbonati.




