Olivia Rodrigo, chi era costei? Solo roba per ragazzine, come sostenevano alcuni miei amici quarantenni con la puzza sotto il naso, che probabilmente la scambiavano per una delle Winx?
Ho passato in rassegna i suoi tre album per cercare di dargli torto. Spoiler. Vi rovino subito la sorpresa: avevano ragione loro, anche se per i motivi sbagliati.
Il problema di Olivia Rodrigo non è che sia roba per ragazzine, ma che è roba per ragazzine travestita da un album che avrebbe potuto comprare vostro zio nel 1988. La differenza tra le due cose è tutta lì, rasentando la parodia.
Perché sì, ogni album di Olivia Rodrigo sembra uscito dagli anni Ottanta. Le citazioni ci sono tutte, ordinate come delle figurine: Billy Joel, la new wave, i Talking Heads, perfino Robert Smith… in persona!
Quello che manca è il sangue (mi va bene anche quello dei video che sa di ketchup). La cantautrice californiana, vincitrice ai Grammy (tre, e già questo dice molto sullo stato di salute dei Grammy), è la dimostrazione vivente di come si possa possedere la collezione di dischi perfetta senza aver capito una mazza di quello che c’è dentro.
Lontano da Braccio di Ferro, Oiliva vive nel cono d’ombra di Taylor Swift, di cui replica la formula confessionale senza il mestiere, e di Sabrina Carpenter, di cui non ha mai nemmeno annusato l’ombra della sua ironia, neanche da lontano. Taylor costruisce mondi, Sabrina ci ride sopra, Olivia si guarda allo specchio e pensa solo a frignare.
Ma andiamo con ordine, album per album, come si faceva una volta con i dischi. Lato A, lato B, e la puntina che gratta. Nello stesso punto, scavandolo a fondo.
SOUR
Il debutto travestito da pop punk. Sotto la vernice: Billy Joel, power ballad e riverberi che profumano di FM californiana.
Vai al capitolo ↓ 2 · 2023GUTS
La new wave smette di nascondersi. Talking Heads e Devo entrano dalla porta principale, con tanto di benedizione di David Byrne.
Vai al capitolo ↓ 3 · 2026You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love
Il disco anni ’80 dichiarato: dream pop, shoegaze, college rock e Robert Smith in persona nel duetto What’s Wrong With Me.
Vai al capitolo ↓SOUR (2021): come lacrime sulla fotocopia
Rispondiamo subito alla domanda che tutti fanno a Google: qual è il primo album di Olivia Rodrigo? Ebbene, cari bambocci attempati, si chiama SOUR, è uscito il 21 maggio 2021 per la Geffen, è stato il debutto rimasto più a lungo nella Top 10 della Billboard 200 di tutto il ventunesimo secolo. Numeri mostruosi, inutile negarlo. Ma i numeri ci parlano di talenti, non di talento. L’unico vero colpo di genio di SOUR è stato prendere le canzoni degli altri e rivenderle con un’etichetta nuova.
Le impronte digitali degli Eighties su Olivia Rodrigo:
Billy Joel · Uptown Girl Talking Heads · new wave Devo · elettropop nervoso The Cure · romanticismo gotico The Human League · synth freddi Gary Numan · alienazione robotica R.E.M. · college rock Shoegaze · muro di chitarreMamma, c’è Billy Joel nell’armadio!
Il pezzo forte è Deja Vu, che interpola apertamente Uptown Girl (1983). Sulla carta è un colpo di genio metatestuale (o metamestruale?): una canzone sulla gelosia in cui l’ex canta Billy Joel in macchina con la nuova fidanzata.
In pratica è un caso da ufficio legale: prendi un classico, ci appoggi sopra una melodia facilona e speri che la nostalgia altrui faccia il lavoro che la tua scrittura non sa fare.
Billy Joel nel 1983 rubava ai Four Seasons, certo, ma restituiva incanto con gli interessi: un’esplosione di gioia doo-wop che ancora oggi mette voglia di ballare.
Olivia è più tirchiona e il resto non te lo rende, ti elemosina un synth acquoso e la sensazione di aver già sentito tutto. Deja Vu, appunto. Almeno il titolo è onesto.
Deja Vu
synth acquosi, gelosia in FMUptown Girl
Billy Joel, gioia doo-wopLe power ballad con il riverbero in affitto
E poi le ballate, Drivers License e Traitor, con quei pianoforti cavernosi e quei riverberi enormi da power ballad anni Ottanta.
Il trucco è vecchio come il decennio che saccheggia: metti abbastanza eco su un pianoforte e qualsiasi frase da Smemoranda suona come un’elegia stilnovista dal cuore infranto.
Negli anni Ottanta però dietro il riverbero c’erano voci che spostavano l’aria. Qui c’è una bamboccia che sussurra il suo risentimento per un fidanzatino di Disney Channel, e mezzo mondo in lockdown che scambia la propria noia per commozione.
C’è poi la leggenda imbarazzante che accompagna Drivers License fin dal primo giorno: il presunto triangolo con l’ex Joshua Bassett e quella “biondina” citata nel testo, che i fan hanno sempre voluto identificare con Sabrina Carpenter.
Sabrina avrebbe risposto lo stesso anno con Skin, e per cinque anni l’industria del gossip ci ha campato allegramente sopra.
Poi, nel marzo 2026, Olivia ha chiuso la questione su British Vogue con la freddezza di chi ha altro a cui pensare.
Penso che sia grande, sono felicissima per tutto il suo successo, è tutto amore comunque…
Non che questo abbia mai davvero orientato le scelte artistiche delle due: Sabrina ha continuato a scrivere pop ironico e sfacciato, Olivia ha continuato a scrivere di cuori sbriciolati con la faccia seria. Nessuna delle due sembra aver cambiato rotta per dispetto o per emulazione dell’altra.
La rivalità, semmai, è stata una ghiotta occasione giornalistica più che una scintilla creativa: due archetipi opposti, la bionda spregiudicata e la brunetta riservata, che fanno più notizia insieme che separate. Il che, detto per inciso, la dice lunga su chi delle due avesse davvero bisogno dell’altra per riempire le pagine dei rotocalchi e i commenti su Instagram.
GUTS (2023): la new wave come costume da Pulcinella
Il secondo album, GUTS, è uscito l’8 settembre 2023 e ha debuttato al primo posto in più di tredici Paesi.
GUTS è il disco in cui gli anni Ottanta smettono di essere un sottotesto e diventano scenografia. Il che, paradossalmente, peggiora le cose: quando il travestimento è palese si vede meglio quanto il vestito stia largo.
Love Is Embarrassing: ma anche le canzoni non se la cavano male
Love Is Embarrassing: chitarre nervose, basso che rimbalza, frasi spezzate. La ricetta è quella dei primi Talking Heads e dei Devo, la new wave che negli anni Ottanta trasformava l’ansia in musica da ballare.
Solo che David Byrne quell’inquietudine ce l’aveva dentro: la sua musica usciva da un corpo indemoniatoa cui si erano dimenticati di fornire al cervello il manuale d’istruzioni su come fare a stare a mondo.
Olivia interpreta il disagio psicotico come si recita un copione, con la sicurezza di chi ha alle spalle una major e uno stuolo di stilisti. E quando Byrne in persona è salito sul palco a duettare con lei durante il tour, più che un passaggio di consegne è sembrata una gita scolastica al museo: il reperto era autentico, la visitatrice no.
Love Is Embarrassing
chitarre nervose, canto a scattiTalking Heads · Burning Down the House
l’ansia che si balla, quella veraBad Idea Right? Già…
L’altro singolo, Bad Idea Right? gioca con il parlato ritmico su basso post punk, i cori da cheerleader, l’atteggiamento da liceo americano alla Mickey di Toni Basil. Ed è qui che il confronto con Sabrina Carpenter diventa impietoso: Sabrina avrebbe fatto di questo pezzo una barzelletta perfetta, consapevole, con il sopracciglio alzato al punto giusto. Olivia lo canta come se rivedere l’ex fosse davvero una questione di vita o di morte, e il risultato è una canzone che vorrebbe essere spiritosa e invece è solo ansiosa.
Ciccia, l’ironia non si compra al reparto vintage insieme alla giacca di jeans.
You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love (2026): davanti liceo, di dietro museo
Arriviamo al presente. Il 12 giugno 2026 è uscito il terzo album, quello dal titolo chilometrico: You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love. Tredici brani divisi in due lati come un vecchio LP, la cronaca dell’ascesa e della caduta di una relazione, l’estetica alla Sofia Coppola annunciata su Instagram con lei sull’altalena in vestito rosa babydoll.
La critica anglosassone si è genuflessa: punteggi altissimi, paragoni con il college rock di fine anni Ottanta, nomi tirati in ballo che vanno da Gary Numan ai R.E.M.
È il disco della consacrazione. Ed è anche il disco in cui l’operazione mostra definitivamente la corda.
Per chi se lo chiede: il nuovo singolo di Olivia Rodrigo è Stupid Song, terzo estratto pubblicato il 12 giugno insieme all’album, dopo Drop Dead (aprile) e The Cure (maggio).
L’annuncio del primo era arrivato via Instagram con la solita prosa da comunicato…
Drop dead, the first single from my new album, is out April 17!!!
Il produttore Dan Nigro, sul suo account, era stato ancora più sbrigativo: “Olivia and I made an album”. Almeno lui non ha promesso capolavori.
Il duetto con Robert Smith: sbatti la reliquia in vetrina
Il colpaccio del disco è il duetto con Robert Smith dei Cure in What’s Wrong With Me. E qui bisogna essere onesti su cosa significa davvero: quando hai bisogno della voce che ha inventato il romanticismo gotico degli anni Ottanta per dare peso alla tua canzone, stai ammettendo che la tua canzone da sola non ce la fa.
C’è perfino un singolo intitolato The Cure che non parla della band, e una citazione di Just Like Heaven infilata nel testo di Drop Dead: non omaggi, segnaposto. (Confessione di parte: anni fa, con i Tiny Tide, avevo inciso un pezzo intitolato The Smiths & The Cure, e giuro che l’idea era proprio l’opposto, mettere due band sullo stesso piano per raccontare un’ossessione condivisa, non ipotecare la propria canzone con il nome di un altro sulla copertina.)
Il museo espone la reliquia, l’audioguida ti spiega perché dovresti emozionarti, e tu esci dal negozio di souvenir con la maglietta di un gruppo che la titolare del museo ha ascoltato meno di te.
The Cure
l’amore non guarisce nienteThe Cure · Just Like Heaven
citata da Olivia in Drop DeadShoegaze e dream pop: la bronsonite che copre il vuoto
Il resto è un campionario di fine decennio eseguito con diligenza: chitarre sfocate di scuola shoegaze, atmosfere dream pop, un brano come Expectations costruito su una linea di basso che i critici hanno accostato a Devo e Human League.
Tutto corretto, tutto al suo posto, tutto morto. Lo shoegaze vero era il suono di ragazzi che si nascondevano dietro il muro di chitarre perché non sapevano fare altro; qui la nebbia è un filtro fotografico applicato in post-produzione, la stessa funzione della Bronsonite che sparavano alle feste del Bronson di Marina di Ravenna quando la pista era vuota: un fumo denso, teatrale, che non fa ballare nessuno ma nasconde benissimo che sotto non c’è nessuno che balla.
Il giorno dell’uscita Olivia ha definito il disco su Instagram “a time capsule of a relationship in all of its highs and lows”. Una capsula del tempo, sì: di quelle artefatte, che i musei fanno costruire su misura con doviziosa cura di fasullissimi dettagli, con dentro oggetti nuovi invecchiati ad arte.
Nostalgia, nostalgia frattaglia
Ecco la verità che l’industria non vuole sentirsi dire: i dischi di Olivia Rodrigo sembrano usciti dagli anni Ottanta perché citarli è più facile che superarli.
La nostalgia è una scorciatoia perfetta: prendi in prestito emozioni già collaudate, le rivendi a una generazione che non c’era e a una che c’era e si commuove per riflesso condizionato.
Taylor Swift, con tutti i suoi difetti, ha costruito un linguaggio; Sabrina Carpenter ha capito che il pop può ridere di se stesso; Olivia ha costruito un mangianastri che suona sempre le canzoni degli altri con la voce sua. Il che, in un’epoca in cui i Grammy premiano la riconoscibilità più del rischio, è evidentemente sufficiente.
Il segreto di Olivia Rodrigo? Sperare ogni volta di cavarsela con una smorfia, proprio come quando la sua illustre omonima veniva messa in difficoltà dal minaccioso comprimario Bruto.
The Unraveled Tour · le tappe europee 2027
Domande frequenti su Olivia Rodrigo e i suoi album
Qual è il nuovo singolo di Olivia Rodrigo?
Il più recente è Stupid Song, terzo estratto uscito il 12 giugno 2026 insieme all’album, dopo Drop Dead (17 aprile) e The Cure (22 maggio).
Qual è il primo album di Olivia Rodrigo?
SOUR, pubblicato il 21 maggio 2021 per Geffen: il debutto rimasto più a lungo nella Top 10 della Billboard 200 del ventunesimo secolo.
Quali sono le date del tour di Olivia Rodrigo nel 2027?
L’Unraveled Tour tocca Stoccolma, Amsterdam, Monaco, Parigi, Barcellona e Londra (finale il 10 maggio alla O2). In Italia: Milano, Unipol Dome, 27 e 28 aprile 2027.
Olivia Rodrigo conosce i Beatles?
Sì: ha imparato a suonare Something di George Harrison alla chitarra e cita i Beatles tra le sue influenze. Il suo debito più profondo, in fondo, sta negli anni Sessanta.
Per quale partito politico simpatizza Olivia Rodrigo?
Non è iscritta ad alcun partito, ma è su posizioni progressiste vicine ai Democratici: nel 2024 ha appoggiato Kamala Harris, difende i diritti riproduttivi con Fund 4 Good e si è detta contraria all’amministrazione Trump.




