Una riflessione su 1Q84 non solo ancora prima di finirlo… ma di iniziarlo! Un viaggio nella nebbia dei mondi creati da Murakami Haruki. Perché il romanzo più ambizioso dell’autore giapponese continua ad attrarre lettori italiani, tra incanto, ridondanze e lune verdi.
Nel cielo splendevano due lune. Una piccola e una grande. Erano sospese in aria, l’una accanto all’altra. Quella grande era la solita luna di sempre. Quasi piena, gialla. Ma accanto ce n’era un’altra, diversa, con una forma inconsueta. Era un po’ deforme, e anche il colore era strano, verdastro, come se sulla superficie fosse cresciuto un leggero strato di muschio.
(Libro Primo, Capitolo XV, pag. 247)
Non ho ancora finito di leggere 1Q84. Anzi, a dire il vero non l’ho nemmeno cominciato! A parlare (o meglio, scrivere) è un istintivo senso di urgenza. Forse perché, come dice un mio caro amico, “Murakami crea dipendenza”. Forse perché 1Q84 non è un libro, ma un’esperienza obliqua, una costellazione letteraria, composta da tre volumi (oltre 700 pagine del Libro Primo e Secondo, 400 del Libro Terzo), un’opera monumentale solcata da una Luna fittizia capace di agire sul nostro inconscio.
1Q84 di Murakami è un romanzo che inizia a parlarti ancora prima di aver sfogliato la prima pagina.
In Italia 1Q84 è stato pubblicato da Einaudi, con la consueta, coinvolgente traduzione di Giorgio Amitrano, lo stesso a cui, trent’anni fa, inviai per posta un mio libro e una raccolta di racconti, scrivendo semplicemente sul pacchetto postale “Alla cortese attenzione di Giorgio Amitrano c/o Feltrinelli”.
Mi rispose! Una lettera che ancora conservo. Dentro c’erano parole che nessun algoritmo potrà mai generare: umane, attente, autentiche.
Oggi, mentre mi accingo a scrivere questa meta-recensione del romanzo, mi sento di nuovo in dialogo con lui. Per proprietà transitiva con Murakami.
Cos’è 1Q84? Perché tre tomi?

1Q84 è un romanzo che si finge distopia e finisce per essere un labirinto dell’anima. Il titolo è un evidente omaggio a 1984 di Orwell, ma l’obiettivo narrativo di Murakami Haruki non è quello di disegnare una dittatura futuristica, bensì di esplorare un mondo dove realtà e allucinazione si fondono.
Ma perché tre tomi? La divisione in tre volumi riflette un’esigenza narrativa e strutturale.
I primi due (pubblicati contemporaneamente in Giappone nel 2009) rappresentano due voci parallele che si rincorrono: Tengo e Aomame.
Il terzo volume, pubblicato nel 2010, introduce un terzo punto di vista e chiude l’arco narrativo.
Ogni tomo approfondisce un aspetto diverso del mondo di 1Q84: l’indagine interiore, la costruzione simbolica, la risoluzione del conflitto.
Una scelta che non è solo editoriale, ma anche tematica.
I tre volumi sono usciti tra il 2009 e il 2010 in Giappone, e in Italia tra il 2011 e il 2012, pubblicati da Einaudi.
La traduzione, lo ribadiamo, è stata curata da Giorgio Amitrano, il quale ha saputo rendere anche in italiano la voce inconfondibile dell’autore giapponese, pur con alcune ingenuità linguistiche (soprattutto l’uso obsoleto delle parentesi tonde). Un vezzo che non intacca l’incanto.
Due protagonisti, due lune, due mondi

I due protagonisti, Tengo e Aomame, non si incontrano mai nel Libro Primo. Eppure, i loro destini si avvicinano come asteroidi attratti da una stessa orbita.
Lui scrive. Lei uccide. Lui traduce romanzi (o li riscrive). Lei sale su una scala e scivola in un universo parallelo.
C’è una nebbia costante che li avvolge, che sfoca le situazioni e confonde i significati.
1Q84 è un giallo? Forse. Un romanzo etico sul bene e sul male? Sicuramente. Ma è anche e soprattutto un’opera di riflessione sulla scrittura, un grande esercizio di studio su come si costruisce una storia, come si scrivono personaggi, come si generano interazioni tra gli attori del racconto.
La trama? Intricata. Ma mai gratuita

Un avviso ai nuovi lettori: non aspettatevi una trama lineare. 1Q84 la tira per le lunghe. Ma ogni dilatazione, ogni mantra, ogni ripetizione è necessaria.
Lento come un sogno lucido, il romanzo si costruisce pagina dopo pagina con una logica ipnotica, una scrittura bella densa e piena di emozioni trattenute. Un libro molto interessante anche per come è costruita la storia.
Chi sono i Little People? Non lo diremo. Ma non sono metafora semplice. Sono un mistero, una presenza surreale-metafisica che sfugge alla razionalità e abita l’inconscio collettivo.
Un po’ Kafka sulla spiaggia, un po’ In Nome della Pecora, un po’ Dance, Dance, Dance. Ma con una potenza narrativa più profonda.
Murakami crea dipendenza

Perché Murakami Haruki è così amato in Italia? Non solo per la bellezza della sua scrittura, ma per la sua capacità evocativa, la magia con cui trasforma ogni dettaglio in una fenditura tra mondi.
Che si tratti di un taxi, di una Luna verde o di una ragazza con uno spillo, ogni elemento racconta qualcosa del nostro io. Ogni suo libro ci regala una vicenda umana e sentimentale che ci chiama.
Qual è il capolavoro di Murakami? Molti direbbero Kafka sulla spiaggia o Tokyo Blues (Norwegian Wood). Ma 1Q84 potrebbe essere il suo romanzo più maturo e completo: magistralmente articolato in tre parti e in tre temi, è un prisma che rifrange la luce dell’amore, della perdita e del senso dell’esistere.
Se lo chiedete a me, la scelta ricade su Dance, Dance, Dance.
La solitudine dei protagonisti

Tutti, in questo libro, sono soli. Sia i personaggi principali che quelli di contorno. La solitudine è la vera Luna di 1Q84. A volte diventa verde.
Non è una solitudine triste. È necessaria. Serve a far emergere un sentimento. Un obiettivo. Un legame invisibile tra esseri umani destinati a incontrarsi.
C’è qualcosa di After Dark e La ragazza dello Sputnik, ma qui il disegno è più vasto. Più incantato.
Forse anche più prevedibile in alcuni passaggi. Il finale, per esempio, non è sconvolgente. Per alcuni può essere visto come un finale scontato. Ma ciò che conta è il viaggio. Non la meta.
Scrivere in assenza di gravità

Scrivere una recensione prima di aver letto un libro non solo un atto visionario, ma di fiducia. Come quelle persone che si preparano al primo tuffo in acqua la prima giornata di sole passata al mare.
Certo, voglio pensare a 1Q84 non come un libro da spolpare, ma un ecosistema da attraversare. Un romanzo bello denso, popolato da immagini incredibili, situazioni descritte in modo impeccabile, ma anche ripetizioni, ridondanze e qualche concetto tirato per le orecchie.
Conosco Murakami. Anche quando l’effetto è un po’ tirato, le emozioni che riesce a trasmettere sono sempre autentiche.
La sua scrittura è un incanto irreale, una cascata placida e incessante, che scava nel tempo.
Vivere (in) un libro
Mi piace pensare a1Q84 non solo come un libro, ma una esperienza, un esercizio di visione, una specie di sogno con regole proprie, un romanzo surreale-metafisico, ma anche un giallo esistenziale, una storia d’amore, una riflessione sulla scrittura e sulla realtà.
È giusto recensire un libro non ancora finito? Forse no. Ma era necessario. Perché 1Q84 è come una canzone: ti prende già dalla prima nota.
Chi ama i libri, chi ama Murakami, chi ama i mondi paralleli, non può che entrare in questo universo e lasciarsi trasportare.
1Q84 è davvero il romanzo più maturo e completo di Murakami? Nel dubbio, continuo a leggere.

