Ovvero: come “Fantasy, Sci-Fi e Compagnia Cantante” è nato da un joystick
L’a scorsa estate, mi è capitato di cercare il cavo HDMI dietro il mobile del salotto e in cambio trovare una vecchia cartuccia dell’Intellivision. Odorava ancora di plastica e pomeriggi infiniti. L’ho presa in mano come si fa con le reliquie. Aveva le etichette consumate, i bordi scheggiati, ma mi è bastato un secondo per sentirmi di nuovo là, tra luci calde filtrate dalle tende anni ’70, il televisore a tubo catodico, con lo schermo bombato, il Joystick stretto tra le mani.
Il tempo? Pura astrazione, un fattore che condizionava solo il passare delle stagioni e i personaggi delle serie TV.
Ecco. Se oggi ho deciso di tornare a pubblicare un album con il mio nome, Zondini, è anche per colpa di quella maledetta cartuccia.
Emulazione sentimentale
Non ho mai smesso davvero di giocare. Lo faccio ancora oggi, ogni tanto tramite emulatori e retroconsole. Il vero retrogaming non è mica una questione di piattaforme. In ballo ci sono le emozioni.
Ad esempio, come non commuoversi ricordando le intro dei giochi pirata del Commodore 64, con quelle sigle hackerate: “Cracked by Frodo”, “Master of Noise”, “IK+ Trainer Mode”. Miti assoluti, leggende. Sembravano i titoli di testa di un film che prometteva di cambierti la vita.
Un gioco che mi aveva particolarmente colpito Pitfall II. Era il mio modo di diventare per un pomeriggio Indiana Jones.
Con lo stesso spirito, ho aperto il mio album con un brano strumentale dal titolo: “Cracked by Mark Zonda”. Una sigla. Una dichiarazione. Tanta nostalgia (canaglia).
Insert Coin
In fondo al mio personale armadio di Narnia c’era un quaderno a quadretti sgualcito dove i mostriciattoli a 8 bit diventavano eroi tragici e gli sprite prendevano vita come santi in una cattedrale digitale.
L’Intellivision era il mio graal domestico, il Commodore un’astroave pixelata su cui saltare a bordo alla scoperta di nuovi pianeti, quel dannato Vectrex del mio amico una promessa mai mantenuta (ancora ne parlo in terapia). Ma la vera rivelazione, la mia apocalisse nerd, era un catalogo. Dentro c’erano descritte tutte le console del mondo, stampate in quadricromia su carta plasticata, e tutti i giochi disponibili per ciascuna macchina descritti nel minimo dettaglio. Da bambino, quella guida era la mia bibbia. La leggevo come un profeta in preda a trip di zuccheri post-Tegolini del Mulino Bianco.
Per questo, l’ultimo brano dell’album si chiama “Insert Coin”.
Un pezzo che richiama le musiche delle schermate finali dei giochi su Commodore e ZX Spectrum, quelle che ti chiedevano il nome per entrare nella classifica Top-10 hall-of-fame, facendoti gongolare di essere stato, anche solo per un pomeriggio, il migliore di tutti.
Fantasy, Sci-Fi e compagnia cantante

E così, quasi per gioco, arriviamo al mio nuovo album a nome Zondini, pronto ad uscire il 6 marzo.
Volevo qualcosa che suonasse come il Brit-pop degli anni ‘80, ma che parlasse (in Italiano) del presente come se fosse già ricordo.
Il titolo, “Fantasy, Sci-Fi e Compagnia Cantante”, è un invito: a tutti quelli che amano la musica e credono ancora nelle storie.
Ispirato a mondi immaginari dove Ragazzi e Ragazze credono in UFO o Spettri, un po’ come in DanDaDan, finendo per incontrarsi a metà strada… magari davanti a una console, per giocare insieme a Mario Bros, o Bubble Bobble.
E se oggi mi chiedi: “Qual è la miglior console retrogaming portatile?”, ti rispondo senza pensarci: quella che hai nel cuore da quando avevi otto anni e nessuno poteva batterti al tuo gioco preferito.




