“Cos’è che ci fa ridere? La domanda era tanto semplice quanto insondabile. Gli anni ’80 hanno consegnato alla storia alcuni tra i film più divertenti di sempre, capaci di trasformare paure e ansie collettive in autentici sprazzi di comicità.
In questa classifica presentiamo i 10 migliori film commedia degli anni Ottanta, un mix di pellicole demenziali, romantiche e satiriche che ancora oggi ci invitano a sorridere.
Dalle follie demenziali di L’aereo più pazzo del mondo fino alle sottigliezze ironiche di Harry, ti presento Sally, questi titoli rispondono in tanti modi alla fatidica domanda “cos’è che ci fa ridere?”, esplorando temi che vanno dai falsi documentari alla parodia politica (da pellicole che ridicolizzano leader mondiali alla spietata comicità demenziale). IL film “più divertente di tutti i tempi” non esiste? Possiamo solo dire che, in questi 10 titoli, posiamo comunque farci un’idea di come sarebbe…
L’aereo più pazzo del mondo (Airplane!, 1980 – Paramount Pictures)
“Striker, ora ascolta e ascolta bene. Non c’è nessuna differenza tra un aereo e una bicicletta, ma c’è differenza tra un bicicletta e un aereo. Ma per te non fa alcuna differenza perché non sai andare in bicicletta. Se atterri te lo insegnerò.” – L’aereo più pazzo del mondo(1980)
Uscito nel 1980, Airplane! (in italiano L’aereo più pazzo del mondo) è una pietra miliare della comicità demenziale.
Diretto dal trio Zucker-Abrahams-Zucker e interpretato dall’anziano Leslie Nielsen, il film trasforma l’incubo dei disastri aerei in un delirio surreale di battute e non-sense.
La critica italiana lo celebra come un classico della comicità demenziale americana: basti pensare alla celeberrima: “Ho scelto il giorno sbagliato per smettere di fumare”.
La bravura del trio ZAZ è stata di calare battute stupide in situazioni drammatiche, strappando risate là dove normalmente regna il terrore: in una discesa al rallenty di OJ Simpson, in una gag con un becco da pallone gonfiabile, o in un imbarazzante scambio linguistico tra passeggeri di colore (dove l’interprete italiano fa parlare i due in dialetto napoletano, azzeccando perfettamente l’assurda situazione).

E qui arriva un fun fact personale: mio cugino, da bambino, fu portato al cinema dai genitori a vederlo. Una fortuna incredibile, direte. Peccato che uscì dalla sala delusissimo: sulla locandina l’aereo era attorcigliato su sé stesso a forma di nodo, e lui si aspettava che, da un momento all’altro, il Boeing in scena si avvitasse davvero fino a diventare un gigantesco fiocco. Non è successo. Per lui fu un tradimento… ma a ben vedere, anche questa delusione è stata una sorta di meta-battuta del film: il non-sense che supera perfino le aspettative del non-sense!
L’Aereo più pazzo del mondo è l’archetipo del film demenziale anni ’80: ritmo indiavolato, casting intelligente (si cercarono attori “seri” in ruoli comici), battute demenziali a raffica.
Ancora oggi, in tempi di panico e paura c’è sempre bisogno di riderne, e L’aereo più pazzo del mondo resta un antidoto collaudato.
Ghostbusters (Acchiappafantasmi, 1984 – Columbia Pictures)
“Who you gonna call? Ghostbusters!” – Ghostbusters (1984)
Nel 1984 Ivan Reitman dirige Ghostbusters (in Italia Acchiappafantasmi), che diventa in breve un cult della comicità fantasmagorica.
Grazie a un cast brillante (Bill Murray, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver) e a un giusto mix di battute, effetti speciali ed humour, Ghostbusters viene acclamato come fenomeno globale.
La critica italiana lo celebra per “la sua abile miscela di commedia, azione e horror” e tutt’oggi è uno dei film comici di maggior incasso di sempre.
Nel racconto, un gruppo di scienziati poco convenzionali batte i fantasmi di New York con panni acidi, trappole giocattolabili e improbabili quanto stortissimi raggi laser.
E qui apro un’a’altra parentesi personale: ricordo ancora quando andammo a vederlo al cinema con tutta la scuola — occupammo due file intere come una piccola armata acchiappafantasmi in gita ufficiale. Per mesi abbiamo giocato a Ghostbusters in classe… perché quegli effetti speciali, così mai visti prima, ci calavano in una parvenza di pura magia. Era come se il soprannaturale fosse dietro l’angolo del nostro corridoio scolastico.
Poi c’era la Hit che apriva anche Bimbomix e che si potevagodere in versione karaoke anche sull’omonimo videogioco del Commodore 64 (schiacciare la barra spaziatrice per fare gridare alla TV “Ghost…Busters!!!” era un piccolo miracolo). Magia che non è andata persa nel corso degli anni: un amico fu viscino a rifiutarsi di uscire con noi la notte di Capodanno pur di guardare il film in replica in TV!
E ancora The Real Ghostbusters, il cartone animato che amavo alla follia — nonostante non capissi bene perché i personaggi fossero così diversi dal film. Solo anni dopo ho scoperto il retroscena della disputa sul nome e sui diritti tra i veri creatori dei personaggi e la serie animata.
Ghostbusters porta il teenage-slacker humor dell’epoca su grande schermo. Il suo successo riflette il bisogno collettivo di ridere anche delle paure soprannaturali.
A oggi Ghostbusters è considerato a ragione una commedia superlativa e un evergreen degli anni ’80.
Harry, ti presento Sally (When Harry Met Sally…, 1989 – Castle Rock Entertainment)
“Quello che ha preso la signorina.” – Harry, ti presento Sally… (1989)
Sull’onda del rom-com sofisticato, When Harry Met Sally… (1989), da noi Harry, ti presento Sally, è la quintessenza di commedia romantica americana.
Diretto da Rob Reiner su sceneggiatura di Nora Ephron, il film ironico e intelligente interpreta il tormento sentimentale di due amici che “si incontrano e si scontrano” nel corso di diversi anni.
Il critico Roberto Nepoti riconosce infatti nel film “la quintessenza stessa della commedia romantica americana”, un vero capolavoro di timing comico e dialoghi arguti.
Il film legge le dinamiche sociali dell’amore con siparietti quotidiani, dal taxi di New York alla libreria, passando per le improbabili fughe fuori Manhattan. A dispetto delle banalità, vanta il pregio di riuscire a farci riflettere e al contempo ridere di noi stessi.
Con questo film ci sono proprio cresciuto. L’ho amato così tanto che per anni, regolarmente, mi ritrovavo sul divano insieme al mio amico — sì, quello rimasto deluso dal mancato annodamento dell’aereo più pazzo del mondo — a riguardarlo come fosse una piccola tradizione iniziatica. La nostra bussola morale nel passaggio dall’adolescenza al mondo degli adulti. Ogni visione era diversa: sicuramente perché cambiavamo anche noi. Ogni volta una battuta si arricchiva di una nuova sfumatura, una pausa dei protagonisti ti colpiva un po’ più al centro.
Ho consumato la colonna sonora, comprata su CD: Harry Connick Jr. che ti prende per mano e ti trascina in una Manhattan autunnale da sogno, con quegli arrangiamenti da notte gelida e cuore caldo.
Da ragazzino la scena in cui Billy Crystal continua a mormorare tra sé e sé mi ha condizionato per mesi.
Poi c’è un’altra verità innegabile: senza Harry ti presento Sally, Friends non sarebbe stato lo stesso.
Il concetto di “amici che forse dovrebbero essere innamorati”, la New York compassionevole e nevrotica, i dialoghi serrati sulla vita sentimentale, quel continuo oscillare tra cinismo e romanticismo…
Ross e Rachel non sarebbero esistiti senza Sally e Harry. Lo stesso vale per Chandler e Monica: il passaggio dall’amicizia alla coppia, i tempi comici, l’ansia sentimentale da condividere birra alla mano… sono figli diretti di Nora Ephron & co.
Parliamoci chiaro: il Central Perk è la naturale evoluzione del ristorante Katz’s, dove Meg Ryan finge l’orgasmo più famoso della storia del cinema.
Quel luogo informale, dove si parla di sentimenti davanti a una tazza, è diventato il cuore di Friends — un tempio laico dove confessare incomprensioni, gelosie, colpi di fulmine e friend-zonate assortite. Se Harry e Sally avessero avuto un divano riservato… ci avrebbero passato metà film.
Friends ha preso quelle intuizioni e le ha trasformate in una serie-evento.
Ma la prima scintilla? Era già tutta lì, in un taxi del 1989.
Harry, ti presento Sally resta una scuola di vita travestita da commedia: ti fa ridere delle tue paranoie e ti dice sottovoce che, nonostante tutto, l’amore funziona se sei disposto a ricominciare, ammettendo i tuoi errori, accettando quelli della persona che ami.
Scena finale da Oscar.
Shakespeare a colazione (Withnail & I, 1987 – HandMade Films)
“Monty, tu fottuto bastardo!” – Shakespeare a colazione (Withnail & I, 1987)
Dall’Inghilterra arriva nel 1987 Withnail & I, in Italia Shakespeare a colazione. Questo film di Bruce Robinson è diventato un vero e proprio cult della commedia britannica, tanto da essere definito «uno dei più grandi cult britannici».
Shakespeare a colazione è la storia di due attori squattrinati, Withnail (Richard E. Grant) e il suo amico ubriacone, che vivono miseramente nel ’69 londinese e decidono un weekend in campagna col ricco zio Monty.
Dal surrealismo esistenziale di negozi di liquori chiusi ai momenti di squallore domestico, la pellicola fonde umorismo nero e battute indimenticabili: il personaggio di Withnail è capace di sbottare recitando brani di Shakespeare ai lupi (da cui la citazione del titolo), mentre l’amico segreto Marwood inanella sarcasmo su alcool e romanticismo mancato.
La commedia riflette uno spirito da Peter-Pan metropolitano, con due giovani che non vogliono “crescere” e barcollano tra eccessi e riflession.
Withnail & I insegna che anche nel disagio più cupo può scintillare la risata: i dialoghi raziocinanti di sicuro non strappano un sorriso italiano facile, ma a vederlo in originale riusciamo a cogliere l’assurdo quotidiano.
Come dicevano i critici, dopo anni di proiezioni su home video il film ha raggiunto lo status di “cult” imprescindibile.
Una pallottola spuntata (The Naked Gun, 1988 – Paramount Pictures)
“Che bella topa!” – Una pallottola spuntata (1988)
Lanciato dai creatori di L’aereo più pazzo del mondo, The Naked Gun (1988, in Italia Una pallottola spuntata) è il primo episodio della saga demenziale di Frank Drebin.
Già alla sua uscita fu un colpo grosso di comicità slapstick: il trio ZAZ, dopo il successo dell’Aereo più pazzo del mondo, lanciò questa parodia poliziesca nata dalle ceneri di una serie TV, dando vita a una saga di commedie demenziali d’incredibile successo.
Leslie Nielsen riprende il ruolo dell’agente pasticcione dopo l’esperienza televisiva in Police Squad!; l’effetto comico nasce dal contrasto tra la sua aria compassata e gli eventi più assurdi.
Una pallottola spuntata inizia facendosi beffe da subito di ogni regola: Frank interrompe un summit tra i “peggiori nemici” degli Stati Uniti – da Idi Amin a Fidel Castro – che pianificano un’umiliazione terroristica.
Da lì in poi, giochi di parole e gag visive si susseguono a un ritmo travolgente. La formula godrà di sequel a ripetizione, ma questo primo capitolo rimane un classico del cinema comico anni ’80, col suo humor che dosa paradosso e banalità sulla scena politica e popolare.
Tootsie (1982 – Mirage Enterprises)
“Sono stato un uomo migliore con te, come donna, di quanto non sia mai stato, con le altre donne, come uomo.” – Tootsie (1982)
Tootsie è una commedia intelligente che affronta temi di genere con grazia feroce. Dustin Hoffman interpreta Michael Dorsey, un attore in crisi che finge di essere una donna (Dorothy Michaels) per ottenere un ruolo televisivo.
Il risultato è irresistibile: la scena dell’audizione sessista, il montaggio frenetico tra maschile e femminile, e la trasformazione riuscitissima di Hoffman dividono efficacemente identità e absurdum.
Senza dubbio la pellicola è uno dei migliori esempi di commedia anni ’80 che sfrutta l’eterno desiderio di Peter Pan di non crescere: Michael/Dorothy resta un bambino dentro, alle prese con l’infatuazione di essere amato come donna e nell’apprendere l’importanza dell’empatia.
La critica la definisce tuttora una commedia brillante che parla al cuore del pubblico, piena di momenti comici: d’altronde fu candidata a 10 Oscar, tra cui Miglior Film.
Il modo in cui Tootsie fa ridere – alternando vergogna e tenerezza – ha influenzato tantissimi film successivi.
Le battute cult e la maschera di Dorothy rimangono emblematiche: negli anni Ottanta hanno dimostrato che la comicità può essere anche un momento di riflessione. Tootsie è l’American dream travestito da commedia divertente, un classico che continua a regalare sorrisi.
Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda, 1988 – MGM/UA/Prominent Features)
“Non abbiamo perso in Vietnam!… abbiamo pareggiato.” – Un pesce di nome Wanda (1988)
Una produzione britannico-americana con John Cleese, Kevin Kline e Jamie Lee Curtis, A Fish Called Wanda (Un pesce di nome Wanda) del 1988 è un brillante ibrido di heist movie e screwball comedy.
Quando un gruppo di maldestri ladri di gioielli si tradisce l’un l’altro in una Washington grigia, nasce una commedia irresistibile fatta di accenti strani, scontri surreali e doppi giochi amorosi.
È uno di quei cult anni Ottanta dove il politicamente corretto è un optional, un vero spasso di furberia e ingenuità.
Nel contesto delle migliori commedie, Un pesce di nome Wanda incarna lo humor britannico più mordace filtrato dall’ironia americana, dimostrando che anche un furto può far sorridere dal principio alla fine.
This Is Spinal Tap (1984 – Spinal Tap Productions)
“These go to eleven!” – This Is Spinal Tap (1984)
This Is Spinal Tap è la madre dei mockumentary (documentari inventati) musicali, ed è oggi conservato nel National Film Registry come film “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo”.
Nel 1984 Rob Reiner dirige questa geniale parodia della rockstar americana, seguendo una band heavy metal in un tour caotico e sempre fuori controllo.
Il risultato è una commedia autoironica che sbeffeggia l’autocoscienza del rock: riff inesistenti (il celebre amplificatore che “va fino all’undici”), scontri di ego, costumi ridicoli.
This Is Spinal Tap è costellato di battute esilaranti e situazioni surreali. È proprio questo “sfalsamento” tra il tono serio del finto documentario e le follie dei personaggi che scatena la risata: a noi spettatori rimane chiaro che un semplice amplificatore che sale all’undici è il trionfo della stupidità assoluta.
La pellicola è diventata un vero culto per i cinefili e gli appassionati di musica. Da 1 a 10, gli diamo un bell’11!
Arizona Junior (Raising Arizona, 1987 – Circle Films)
“E se troverete prezzi più bassi in un altro posto, io non mi chiamo più Nathan Arizona!” – Arizona Junior (1987)
Fuori dai confini degli stereotipi, i fratelli Coen regalarono nel 1987 Raising Arizona (Arizona Junior). Commedia folle e surreale, il film segue un rapinatore pentito (Nicholson) e un’agente di polizia (Holly Hunter) che, non potendo avere figli, ne rapiscono uno, scatenando una serie di disavventure tragicomiche.
L’estetica è stralunata e nostalgica (la fotografia degna di un cartone animato dal vivo), il cast indimenticabile (il rapinatore galeotto di John Goodman, il predicatore incarcerato).
L’ironia si mescola alla malinconia: gli sguardi sbalorditi dei neonati da rapire e le espressioni ebete di Sam Elliott restano scolpite nella memoria.
Stregata dalla luna (Moonstruck, 1987 – MGM/UA)
“Un giorno creperai e io verrò al tuo funerale con un vestito rosso.” – Stregata dalla luna (1987)
Conclude la nostra rassegna Moonstruck (1987), noto in Italia come Stregata dalla luna. Un terzetto di stelle – Cher, Nicolas Cage e Olympia Dukakis – porta sullo schermo una commedia romantica italo-americana dall’ironia irresistibile.
Il film è celebre non solo per la sua atmosfera da favola urbana (Brooklyn e una famiglia italiana verace), ma soprattutto per le battute diventate leggendarie.
La pellicola dominò gli Oscar dell’88, con ben 3 statuette (migliore attrice protagonista a Cher, migliore attrice non protagonista a Dukakis, migliore sceneggiatura originale).
Il culmine è Cher che salta sulla testa della madre mummificata per raccogliere un anello: grottesco e poetico, eppure spassoso.
Stregata dalla luna mescola risate, amore e superstizione in un cocktail deliziosamente comico.
È la prova che una commedia brillante può anche essere profonda: mentre assegna consensi alla comicità popolare (bastano personaggi tipici, dialoghi fulminanti e momenti slapstick), vince nella memoria collettiva, come testimoniato dalle nomination e i premi Oscar ricevuti.
Nel panorama anni ’80 Moonstruck è uno dei film più divertenti e premiati, un “incantesimo” di risate messe a confronto con la cruda realtà.
Classifica: i 10 migliori film commedia italiani anni ’80
“L’umorismo che mi piace è quello che mi fa ridere cinque secondi e pensare dieci minuti.” – William Davis
Infine, uno sguaro al cinema italiano. Molte delle commedie più amate degli anni ’80 affrontano lo stesso interrogativo Cos’è che ci fa ridere? raccontando la provincia, una buffa malavita, i “nerd” degli anni ’80 o piccoli drammi quotidiani con leggerezza.
Ecco la classifica dei 10 migliori film commedia italiani degli anni ’80, come selezionati da critici e pubblico:
Non ci resta che piangere (1984, Cecchi Gori)
Benigni e Troisi in una folle avventura nel medioevo. Una “jam session” imprevedibile dei due più grandi comici dell’epoca, nonché record assoluto d’incassi in Italia.
Non ci resta che piangere ironizza sugli stereotipi toscani e storici, conquistando il titolo (per molti) di film italiano più divertente degli anni ’80.
Un sacco bello (1980, Variety Film)
Esordio di Carlo Verdone come regista. Una raccolta di episodi demenziali (tratti dal suo show televisivo) che rende celebre il personaggio ingenuo del romanaccio.
Con Un Sacco Bello, Verdone viene acclamato come “il migliore erede di Alberto Sordi” grazie a comprimari irresistibili e alla satira dei costumi giovanili.
Il pap’occhio (1980, RAI TV 2/Eidoscope)
La commedia demenziale di Renzo Arbore che mandò in delirio la critica e valse un’autentica censura (fu sequestrato per vilipendio).
Ambientata in Vaticano, con Battista che canta l’Inno di Mameli, resta famosa per la sua comicità caustica e irriverente.
Ricomincio da tre (1981, Cecchi Gori)
Il film con cui Massimo Troisi si consacra come regista: ingenuo, poetico e divertentissimo. L’Italia intera si innamorò di questo piccolo e grande capolavoro, raccontato con semplicità e cuore.
Sogni d’oro (1981, Variety Film)
Nanni Moretti al debutto con un’esilarante introspezione romana: fuori del palco, dietro le quinte dei suoi film immaginari.
Questo film fece scoprire il talento di Moretti al grande pubblico. Il suo umorismo asciutto e autoironico lo rese subito un classico di culto.
Pensato come “sogno lucido” a metà tra realtà e fantasia, Sogni d’Oro contiene scene tremendamente esilaranti (l’ossessione di Moretti per i film d’autore) che lo rendono insieme divertentissimo e profondamente personale.
Amici miei – Atto II (1982, CINERIZ)
Il seguito dell’epica commedia di Monicelli è quasi un cult a sé. Con Tognazzi e Moschin sempre in forma, vediamo le scorribande degli amici di Firenze nel segno dello “scherzo” eterno.
Rispetto al primo capitolo, questo atto II affina le gag e i vizi dell’”umbro” corale, diventando a sua volta una commedia di culto.
Vacanze di Natale (1983, Vanzina Film)
Uno dei primi cinepanettoni Vanzina, ambientato a Cortina tra sci e pianobar. Un vero cult del cinema italiano, patrimonio dell’immaginario del nostro Paese, capace di fotografare l’Italia anni ’80 con leggerezza.
Fra Calà, De Sica e Ruffini, il primo Vacanze di Natale è diventato uno storico appuntamento con una genuina (quanto ingenua) comicità natalizia tutta Italiana.
Compagni di scuola (1988, Penta Film)
Carlo Vanzina dirige questa commedia nostalgica su un ritrovo scolastico a distanza di 15 anni.
Scorrono insieme le vicende comiche di vecchie glorie da serata in discoteca e storie d’amore ingarbugliate: una fotografia divertente e amarognola della borghesia romana.
Compagni di Scuola è ricordato come cult (a volte sottovalutato) per i personaggi stereotipati e i loro rimpianti, divisi fra risate e malinconia.
Un ragazzo di campagna (1984, Titanus)
Questa bizzarra commedia di Castellano e Pipolo (con Renato Pozzetto) racconta, in chiave buffa, lo scontro fra la provincia profonda e la metropoli milanese.
Le situazioni – dal piatto di pastasciutta scambiato per erba alla simpatica “famiglia dei mammoni” – hanno fatto scuola nel definire il grottesco italiano.
Pozzetto è irresistibile nell’arte dell’equivoco e il film ha acquisito nel tempo lo status di cult minore grazie al suo umorismo semplice ma contagioso.
Marrakech Express (1989, Cecchi Gori/VIDEOMUSIC)
Chiudiamo con un film di Gabriele Salvatores che mescola commedia e road movie. Diego Abatantuono capeggia un gruppo di amici in fuga verso il Marocco, tra gag in auto, musica alternativa anni ’80 e culture a confronto.
Marrakech Express è commedia generazionale efficacissima che diverte mescolando citazioni rock a dialoghi brillanti. Inusuale, divertente, non privo di spunti e importanti moment di riflessione.
Qual è il film più divertente in assoluto?
Alla fine di questo delirio anni ’80, una cosa è chiara: non può esistere un solo film comico più divertente di tutti i tempi. E va bene così.
Ridere non è una scienza esatta, nonostante Barbero ci proverebbe comunque a farne un saggio in tre volumi, con note a piè pagina e apparato iconografico.
Il punto è che la comicità, come i Super Sayan, si trasforma in base alle emozioni, all’età, alle notti insonni e al tipo di pizza che abbiamo mangiato prima del film.
E allora fanculo le classifiche definitive: il miglior film comico è quello che ti fa ridere quando ne hai più bisogno.
Perché in fondo ridere, oggi più che mai, è ancora un tipo di superpotere che non si può scaricare da un torrent.




