Se potessimo passeggiare per le vie di Tokyo o di Osaka negli anni Ottanta, mentre nelle sale giochi risuonavano schemi al neon e suoni digitali, incontreremmo un nome che pulsa al centro dell’epopea videoludica: Bandai Namco Entertainment.
È da lì che nascono leggendarie creature elettroniche, eroi di pixel, bizzarre avventure di ogni sorta.
Genesi, presente e futuro di Bandai Namco: rispondiamo ad alcune domande.
Che cos’è Bandai Namco Entertainment?
Bandai Namco Entertainment (abbreviato spesso in “BNE” o “Bandai Namco”) è una casa editrice e sviluppatrice di videogiochi giapponese, con radici profonde che affondano in Namco e Bandai, due storiche realtà nipponiche, fuse e articolate in vari rami.
Si occupa sia della produzione che della distribuzione, della licenza di proprietà intellettuali e del mantenimento (aggiornamenti, supporto) di titoli proprietari e licenziati.
Non è un’entità “cinese”: Bandai Namco è giapponese. Le sue sedi dirigenziali e il quartier generale fanno parte di un gruppo con forti legami in Giappone.
Quando diciamo “Bandai Namco Entertainment”, intendiamo quel ramo specializzato nel settore videoludico del gruppo Bandai Namco Holdings.
L’importanza di Namco negli Anni ’80

Se gli anni ’80 sono stati un decennio di eccessi, colori fluo, paninari, Guerre Stellari e Commodore 64, allora Namco è stata una sorta di filosofo nascosto con la tuta da lavoro. Mentre il mondo occidentale ballava sull’ennesima hit di Michael Jackson e si interrogava su chi fosse davvero l’assassino in Dallas, in Giappone un gruppo di programmatori stava inventando una nuova grammatica del divertimento. Namco, con i suoi cabinati in legno e vetro, era lì a scrivere le prime pagine.
A volerla dire tutta Namco fu il primo a capire una cosa semplice e rivoluzionaria: che l’uomo moderno non vuole solo giocare, vuole anche ritrovare se stesso in ogni gioco.
Namco riuscì a fare una cosa che la maggior parte delle multinazionali non ha mai capito: trasformare l’effimero in eterno. Un gettone infilato in una fessura diventava un rito. Un joystick usato da migliaia di mani diverse diventava quasi un oggetto sacro.
Le sue creazioni non erano solo videogiochi: erano portali per un mondo parallelo, un “mondo” fatto di pixel e loop musicali ipnotici, dove le regole erano chiare, e la giustizia — finalmente — funzionava.
E non è solo una questione di nostalgia. Perché la struttura, la logica interna, il design dei giochi Namco degli anni ’80, hanno posto le fondamenta di tutto ciò che oggi consideriamo normale nel videogioco moderno:
- l’idea di progressione a livelli;
- i power-up;
- la sfida crescente;
- il concetto di “storia” all’interno di un gioco.
Prima erano solo schemi. Con Namco, i livelli diventano narrazioni minimali che profumano di tragedia greca, quando ogni errore — anche solo sfiorare un alieno — prima era punito con la morte immediata.
Poi c’era una cosa che oggi abbiamo perso: il mistero. I giochi Namco non ti spiegavano tutto. Non c’erano tutorial, né frecce lampeggianti. Tu entravi, mettevi il gettone, e speravi che qualcosa accadesse. Come nella vita.
In definitiva, dire che Namco è stata importante negli anni ’80 è come dire che il caffè è importante a Napoli: è una verità talmente ovvia che quasi fa ridere a doverla spiegare. A distanza di decenni, quando sentiamo quel “pling” iniziale di Galaga, capiamo una cosa semplice quanto definitiva: quel suono, quel movimento, quella tensione… ci appartiene ancora!
I 10 videogiochi Namco più fighi degli anni ’80
Ecco una selezione – necessariamente parziale e soggettiva – di dieci titoli emblematici degli anni Ottanta prodotti da Namco, con un approfondimento per ciascuno:
1. Pac‑Man (1980)
Il capostipite: un labirinto, quattro fantasmi, e il gobbo giallo che mangia pallini. Un’idea semplice che divenne mito. Creazione di Toru Iwatani, Pac‑Man divenne fenomeno culturale mondiale.
Nella tela di pixel di quel mondo così misero nei dettagli, Pac‑Man incarnava una “avventura” intima e intuitiva.
Curiosità:
Toru Iwatani, il creatore, dichiarò che si ispirò a una pizza a cui mancava una fetta. Il nome originale era Puck-Man, ma fu cambiato in Pac-Man in America per evitare che la “P” diventasse facilmente… una “F”.
2. Galaxian (1979 / primi anni ’80)
Anche se tecnicamente nato nel 1979, è parte dell’arco che entrò prepotentemente negli anni ’80. Uno shooter spaziale dove flotta aliena dopo flotta invade, in un contesto a colori e con animazioni fluide.
Galaxian pose le basi per la successiva saga Galaga.
Curiosità:
È stato il primo videogioco arcade a utilizzare la grafica RGB a colori vera e non sovrapposta, un miracolo per l’epoca.
3. Galaga (1981)
Il successore spirituale: miglior grafica, nemici catturabili, raddoppio della tua nave. Rimane uno dei pilastri arcade della storia.
Nel mondo delle sale giochi, Galaga fu un riferimento per equilibrio e design.
Curiosità:
Se ti lasciavi catturare da una nave nemica e poi la liberavi, potevi giocare con due astronavi contemporaneamente. Una delle prime meccaniche di “power-up” visivo.
4. Xevious (1982)
Uno shoot ’em up verticale con elementi “terrain” (suolo) e nemici aerei: un’avventura visiva che superava il semplice “spara tutto”.
Curiosità:
Fu uno dei primi giochi a usare una colonna sonora in loop continua e a distinguere bersagli aerei e terrestri, cosa non scontata allora.
5. Dig Dug (1982)
Un titolo curioso: scavi sotto terra, soffio d’aria, esplosioni. Diventò celebre per la sua originalità e in seguito per la seconda stagione di Stranger Things.
Curiosità:
Il protagonista, Taizo Hori, è ufficialmente il padre di Susumu Hori, protagonista del gioco Mr. Driller, uscito anni dopo. Una vera dinastia familiare videoludica.
6. The Tower of Druaga (1984)
Una “avventura” mistica: sali livelli, scopri tesori, affronti mostri. Innovativo per il suo approccio labirintico e il mix di azione e esplorazione.
Curiosità:
Considerato il progenitore degli action RPG giapponesi. Il gioco aveva segreti obbligatori da scoprire per proseguire, ma non dava indizi: nasce così la tradizione delle guide da bar.
7. Pac‑Land (1984)
Evoluzione del franchise: un platform side-scrolling. Rendeva l’universo Pac più “mondo” che semplice labirinto.
Curiosità:
È uno dei primi platform bidimensionali a scorrimento laterale, uscito prima di Super Mario Bros. In Giappone era ispirato alla serie animata americana di Pac‑Man.
8. Rolling Thunder (1986, fine anni ’80)
Un titolo d’azione a scorrimento laterale, con missioni di infiltrazione, copertura e sparatorie. Emblema del passaggio qualitative dall’arcade puro alla componente narrativa.
Curiosità:
Introdusse la meccanica delle porte nascoste per recuperare armi e munizioni, e ispirò in parte giochi come Shinobi e Time Crisis.
9. Splatterhouse (1988)
Un horror action violento e crudo per l’epoca: atmosfera cupa, mostri, gameplay audace. Un titolo che spostò il confine della grafica e della tematica per Namco.
Curiosità:
Fu uno dei primi giochi ad avere un avviso di contenuti violenti. Il protagonista, Rick, è un omaggio palese a Jason Voorhees di Venerdì 13.
10. Galaga ’88 (1987)
Una reinvenzione “avanzata” del classico Galaga, con grafica più ricca, nuove meccaniche e progressione a tappe
Curiosità:
In Galaga ’88, per la prima volta, i livelli erano divisi in diverse “dimensioni” parallele. Il giocatore poteva scegliere il percorso, un’idea che anticipava la non-linearità dei giochi moderni.
Bandai Namco è giapponese o cinese?
Come già accennato: giapponese. Il gruppo nasce e si sviluppa in Giappone. Le sue componenti fondanti sono Namco (storicamente giapponese) e Bandai (azienda giapponese di giocattoli e intrattenimento). Non c’è un’origine cinese ufficiale nel core business videoludico.
Qual è il gioco Bandai Namco più venduto?
Determinare con certezza “il più venduto di sempre” è complicato per la mancanza di dati pubblici sempre aggiornati, ma ci sono alcuni indizi forti:
- In tempi recenti, Dragon Ball: Sparking! Zero è diventato uno dei giochi più venduti di sempre per Bandai Namco, raggiungendo rapidamente traguardi sorprendenti. (Gamereactor Italia+1)
- Inoltre, la serie Dragon Ball FighterZ e Xenoverse 2 hanno venduto ciascuna circa 8 milioni di unità. (Diario AS)
- Tuttavia, è probabile che titoli storici come Pac‑Man (in versione arcade) rimangano fra i più redditizi in termini di entrate globali nell’arco decennale.
- Bisogna anche considerare che alcune compilation di Namco Museum, che racchiudono giochi classici, sono diffuse e vendute su molte piattaforme. (Bandai Namco Entertainment+1)
Quindi, se dovessi fare una stima ragionata: oggi il titolo Dragon Ball: Sparking! Zero è certamente fra i candidati principali per il “più venduto” recente, ma a livello storico potrebbe esserlo Pac‑Man o alcune delle sue incarnazioni nei tempi d’oro arcade.
Quali giochi sono realizzati da Bandai Namco? (alcuni esempi)
Bandai Namco ha nel suo catalogo (e nel suo passato) moltissimi titoli celebri, fra cui:
- Elden Ring
- Tekken
- Dragon Ball Z: Kakarot
- Little Nightmares III
- Gundam (vari titoli)
- Pac‑Man (e sue derivazioni)
- Galaga, Galaxian, Xevious
- Dig Dug
- The Tower of Druaga, Rolling Thunder, Sky Kid, Splatterhouse
- Produzioni legate a anime e manga (es. One Piece: Pirate Warriors)
Questi chiaramente sono solo alcuni esempi: la libreria completa di Bandai Namco abbraccia generi come picchiaduro, RPG, avventura, azione, titoli arcade, giochi anime e crossover.
Chi possiede Namco / Bandai Namco?
Namco, storicamente, era un’azienda indipendente. Oggi, Namco è inglobata e integrata all’interno del gruppo Bandai Namco Holdings, che detiene la proprietà del marchio e delle sue divisioni operative.
In altre parole, Namco vive come parte del gruppo Bandai Namco, non come entità autonoma separata dal punto di vista del controllo societario.
Bandai Namco Holdings è la casa madre madre che controlla le varie filiali: Bandai Namco Entertainment, Bandai Namco Amusement (sale giochi e intrattenimento arcade), Bandai (giocattoli), ecc.
In tempi recenti, Sony ha acquistato circa 16 milioni di azioni di Bandai Namco, guadagnando una partecipazione strategica nel gruppo. (GamesRadar+)
Dove si trova la Bandai Namco?
La sede centrale del gruppo è situata in Giappone, precisamente a Tokyo, come è normale per un’azienda giapponese di dimensione internazionale.
Le sue operazioni coprono il globo, con sedi regionali, fra le quali Bandai Namco Europe, con operatività per il mercato europeo. (Bandai Namco Europe+1)
Dove posso contattare Bandai Namco Europe?
Puoi trovare contatti ufficiali attraverso il sito di Bandai Namco Entertainment Europe: Bandai Namco Europe
Per supporto, domande o richieste ufficiali, esiste la piattaforma “Contact Us” del ramo globale Bandai Namco Entertainment: Bandai Namco Entertainment+1
Nella sezione “Support / Contact” del sito internazionale puoi inviare richieste o ticket verso il reparto competente: support.bandainamcoent.com
.
Do Androids Dream…
Forse i videogiochi sono l’unica forma d’arte che non ha mai preteso di essere arte. Non si sono mai presi troppo sul serio. Sono nati per farci divertire, come le chiacchiere al bar o le partite a scopone scientifico.
Eppure, nel loro piccolo, ci hanno insegnato molto più di tante conferenze noiose: ci hanno insegnato a perdere, a ricominciare, e qualche volta pure a non arrenderci davanti ai fantasmi. Non solo quelli di Pac Man!
Alla fine, il mondo si divide in due categorie: quelli che cercano il senso della vita nei trattati di filosofia e quelli che lo trovano dentro un cabinato arcade, tra un livello di Galaga e una partita a Dig Dug.
Nella vita, come nei videogiochi, l’importante non è vincere. È avere un gettone di riserva in tasca.




