Agosto, Cesena. Tipo quattro mesi fa. L’aria è ferma, liquida, sudaticcia come certa nostalgia. Fuori solo i cani, dentro i ventilatori. E io che rovisto nella mia collezione di dischi come se dovessi ritrovare un nome, un passato, un colpo di scena.
Saltano fuori due copertine, due vecchi amanti scomparsi: Chinese Restaurant e Hibernation dei Chrisma. O Krisma. Come si preferisce. Tanto non se li ricorda nessuno, a parte quattro sparuti cultori dell’apocalisse elettronica e del nichilismo in doppiopetto.
Li accomodo nel giradischi, con quella cura che si riserva alle cose che potrebbero ancora cambiare l’umore di una stanza, vanno giù dritti.

Il primo — Chinese Restaurant — è uno sputo sul concetto stesso di canzone. Punk in tutina sintetica, glam che si è rotto i tacchi.
Suona come se Suicide fossero stati prodotti a Milano sotto lo sguardo distratto di Marc Bolan, che veglia ironico da un’altra dimensione.
Suoni stonati, drum machine alla deriva, Christina che canta da dietro un tubo, Arcieri che gioca a fare l’androide senza mai prendersi sul serio.
È arte povera fatta con l’uranio impoverito. Una bomba gentile che esplode dentro una scatola di latta.

Il secondo — Hibernation — non è un disco. È una capsula criogenica. Zero empatia, massima precisione.
Se il primo era uno scarabocchio sul muro del bagno, questo è un manifesto post-umano inciso sul marmo.
Niko Papathanassiou alla produzione sembra uno scienziato che ha deciso di lasciar fuori la carne.
Niente strumenti veri, niente emozioni riconoscibili. Solo voci trattate, distanze siderali e l’eco di una bellezza che non si concede.
Ed è proprio mentre Hibernation gira che ti viene da chiederti: che fine hanno fatto Maurizio e Christina dei Chrisma?
Non in senso gossip. Proprio nella timeline cosmica. Dove sono adesso? In quale pianeta invisibile, in quale memoria RAM dorme il loro nome? Nessuno lo sa. Ma se chiudi gli occhi e ascolti bene, c’è ancora qualcosa. Un frammento, un respiro. Una coordinata che si accende per chi sa dove guardare.
Con quel gelo addosso, in un giorno qualsiasi d’agosto, ho scritto Romantasy. Non con l’idea di farla uscire, figuriamoci di farne un singolo. Solo per scrivere una canzone.

Una frase tirava l’altra, e prima di accorgermene avevo scritto di una ragazza che legge Il principe crudele mentre intorno a lei le videocamere ne tracciano movimenti e algoritmi. Una protagonista che non cerca il lieto fine, ma un luogo dove la realtà non metta le mani addosso.
Il romanticismo oggi non è tenerezza, è insurrezione. Romantasy è questo: un pezzo pop che non chiede il permesso. Una canzone che ha il suono di Sanderson ma si è dimenticata l’armonia in una stanza d’albergo a Tokyo. Una risposta gentile a una società che urla, computa, monetizza. La colonna sonora per chi ancora sogna nei parcheggi dei supermercati (sempre che trovi posto).
Cosa ci ho messo dentro? Un po’ di Pizzicato 5 sgonfiati dalla malinconia, un riff mentale che sarebbe piaciuto a Togni se avesse scoperto i synth, e una sensibilità che non saprei definire meglio se non dicendo: I Cani quando non vogliono sembrare I Cani. E magari anche un pensiero per gli Extreme, quelli da MTV, quelli da slow-motion da liceo. Perché ogni fuga ha la sua playlist. Anche le fughe interiori.
Un amico, uno che ascolta le mie cose prima di tutti e ne parla dopo che se ne sono dimenticati, mi ha detto: “Zonda, questo è il terzo singolo perfetto dopo Gruppo Sanguigno 404.” Aveva ragione. Se quella era la dichiarazione di guerra, questa è l’abbandono del campo. Con le tasche piene di glitter.
Romantasy è la nona puntata della saga SpotyWar. Un conflitto a bassa intensità contro tutto ciò che oggi viene chiamato musica. File compressi, hook preconfezionati, emozioni prelevate in banca. No, grazie. Ho trascorso il tempo a costruire X-File sonori che Mulder e Scully non saprebbero dove archiviare. Troppe emozioni. Forse troppa fragilità. Tant’è.
Chi la ascolterà?
- Chi legge fantasy mentre fuori nevica plastica
- Chi si commuove con Happy Xmas (War is Over) ogni mese dell’anno
- Chi pensa che l’uguaglianza sia un concetto da difendere come si difende un vecchio libro con le pagine ingiallite
- Chi non cerca approvazione, ma una voce che somigli alla sua
- Chi ha amato Christina Moser senza saperlo

Romantasy esce il 9 gennaio 2026. Una data come un’altra. O forse no. Una data buona per i ripescaggi dell’anima. Quando le lucine si spengono, le pubblicità dei panettoni ono scadute e restano solo canzoni intime e un po’ strambe con i loro testi.
Romantasy è un brano (anche) per Christina. Per Maurizio. Per chi ha smesso di vendersi. Per chi è sparito prima di diventare cool. Per chi pensa ancora che la fuga sia un gesto creativo.
E se il 2026 fosse davvero l’anno in cui smetteremo di ridere delle favole… per iniziare a riscrivere una nuova realtà?
Merry Chrisma.
Romantasy esce il 9 gennaio 2026.
Una produzione Kingem Records.
Scritto, suonato e pensato da Zondini.




