Happy Days: chi non ha mai sentito parlare di questa serie televisiva leggendaria merita di scontare tutte le puntate de La pupa e il secchione, senza appello. Gli altri ricordano bene che cosa succedeva ogni sera, quando cominciava a imbrunire e attaccavano le repliche: un brivido lungo la schiena, un riflesso condizionato alla cane di Pavlov che anni dopo si sarebbe ripetuto soltanto quando partivano le prime note della sigla di Friends, I’ll Be There for You.
Ma di che cosa parlava Happy Days? Tutto era centrato su una famiglia del ceto medio di una città del Midwest, sul finire degli anni Cinquanta, in un’America più pulita di quella vera. A farla da padrona, però, era un’altra ambientazione, decisamente più interessante: i tavolini da Arnold’s, il locale di Al, con il jukebox e l’arredo dell’epoca sullo sfondo.
La ABC la trasmise dal 1974 al 1984, in un paese uscito a pezzi dal Vietnam che cercava conforto negli anni di Eisenhower, del primo rock n roll, dei drive-in. Da noi sbarcò nel pieno degli anni di piombo, come una finestra su un’adolescenza spensierata dove si poteva essere ribelli senza essere per forza cattivi, dimostrando che ogni tipo di bullo, in fondo, ha un cuore d’oro, anche se lo tiene ben nascosto dietro a un giubbotto di pelle o un portafoglio firmato Arthur Fonzarelli.
Da American Graffiti a Happy Days

Happy Days è nato morto. Il pilota non lo voleva nessuno: la Paramount lo scartò, così nel febbraio 1972 la ABC lo infilò dentro Love, American Style, un contenitore di storielle d’amore dove difficilmente qualcuno l’avrebbe notato.
Poi arrivò George Lucas. Gli serviva il volto giusto per American Graffiti: guardò quella puntata, si portò via Ron Howard.
Nel 1973 il film sbancò i botteghini. La ricetta era vecchia come un 78 giri: ragazzi, macchine, brillantina, un’America del 1962 che non sapeva ancora niente di Dallas né del Vietnam.
La rete fiutò i soldi, riesumò il progetto di Garry Marshall, gli cucì addosso perfino la canzone che apre la pellicola di Lucas, Rock Around the Clock. Tom Miller, il produttore, lo disse senza arrossire: il passato non invecchia nelle repliche. Aveva ragione lui, maledizione.
- Febbraio 1972Il pilota andò in onda dentro Love, American Style.
- 1973American Graffiti di George Lucas sbancò i botteghini.
- 15 gennaio 1974La ABC trasmise la prima puntata di Happy Days.
Una comparsa con la giacca a vento

La serie di Happy Days debutta il 15 gennaio 1974. Il protagonista è Richie Cunningham, il bravo ragazzo con la faccia di Ron Howard.
A orbitargli sempre attorno sono due amici: Ralph, il buffone del gruppo, con Potsie, l’aspirante cantante dalle arie da seduttore. Arthur “Fonzie” Fonzarelli, all’inizio, è poco più di una comparsa.
Garry Marshall avrebbe voluto un biondo da copertina. La parte andò invece a Henry Winkler, ventottenne newyorkese che decise di non far mai sistemare i capelli al suo Fonzie: davanti allo specchio alza il pettine, si guarda, ma scopre che non serve e seduce la sua stessa immagine approvandola con un doppio pollice levato.
La ABC, convinta che la giacca di pelle facesse pensare a un delinquente, gliela concesse solo accanto alla moto. Come risposero gli autori? Alla Fonzarelli! Piazzando la due ruote in ogni scena, finché la rete non cedette.
Da didascalia a titolo principale: quando ABC pensò a “Fonzie’s Happy Days”

Dalla seconda stagione il nome di Winkler salì in cima ai titoli di testa. Dalla terza Fonzie traslocò nel monolocale sopra il garage dei Cunningham: la comparsa dormiva ormai a dieci metri dal protagonista.
A quel punto Leonard Goldenson, il gran capo della ABC, si presentò in camerino con un’idea da contabile: ribattezzare tutta la baracca Fonzie’s Happy Days. Winkler gli disse di no. Ron Howard aveva già fatto sapere che con quel titolo avrebbe preso la porta.
Arrivarono due Golden Globe, nel 1977 e nel 1978, poi tre candidature agli Emmy. Nel 1999 TV Guide lo mise quarto tra le cinquanta figure più grandi del piccolo schermo.
Il trucco? Fonzie stava zitto.
Winkler sforbiciava le sue battute una dopo l’altra. In una serie piena di ragazzi che non chiudevano mai la bocca, l’unico che taceva si prese tutta la scena.
Questo è il titolo che Winkler rifiutò.
Il giorno in cui Fonzie saltò lo squalo (coniando un termine immortale)

Dopo quattro stagioni Happy Days aveva spremuto Fonzie fino all’osso. Nel settembre 1975 lo aveva già fatto volare in moto sopra quattordici bidoni della spazzatura: serviva qualcosa di più grosso.
Il 20 settembre 1977 la ABC trasmise Hollywood: Part 3. Sfidato da un bulletto che si faceva chiamare California Kid, Fonzie saltò con gli sci d’acqua un recinto dove nuotava uno squalo, in calzoncini di jeans ma con la giacca di pelle addosso.
Col senno di poi, quella genialata fu additata come il sintomo dell’inizio della decadenza. Nel 1985 Jon Hein, studente all’Università del Michigan, coniò con il compagno di stanza l’espressione jump the shark, saltare lo squalo: il momento in cui una serie, finite le idee, si aggrappa a trovate sempre più assurde.
Oggi vale per band, aziende, politici. Happy Days, in baconto, andò avanti altri sette anni.
Mork, l’alieno che sbarcò a Milwaukee prima di avere una serie sua

Fate come Robin Williams al provino: premete il pulsante per mettere l’illustrazione a testa in giù.
Nel 1977 Garry Marshall portò il figlio a vedere Guerre stellari e il ragazzino uscì dal cinema con una richiesta precisa, un alieno a Happy Days. Il primo copione non stava in piedi, l’attore scelto rinunciò, così fu Al Molinaro, il proprietario di Arnold’s, a suggerire un compagno del suo corso di recitazione: si chiamava Robin Williams, aveva studiato alla Juilliard, ma all’epoca era un comico da cabaret con qualche comparsata televisiva e nessun ruolo vero alle spalle.
Quando al provino gli chiesero di accomodarsi, Williams si sedette a testa in giù, tanto che Marshall lo prese al volo raccontando poi che era stato l’unico alieno a presentarsi. My Favorite Orkan andò in onda il 28 febbraio 1978: Mork piomba a casa Cunningham per portarsi via Richie come esemplare di terrestre medio, sfida Fonzie a un duello di dito contro pollice, finché non si scopre che era tutto un sogno.
La rete non ebbe bisogno di altre prove e quattro giorni dopo Williams firmò per una serie tutta sua, Mork & Mindy, che debuttò sulla ABC nel settembre 1978 per chiudere la prima stagione al terzo posto degli ascolti, davanti alla stessa Happy Days. Da lì cominciò una carriera che lo avrebbe portato a Good Morning, Vietnam, all’Attimo fuggente, fino all’Oscar per Will Hunting: una carriera partita da un uomo che al primo provino si era seduto sulla propria testa.
- 28 febbraio 1978Andò in onda My Favorite Orkan.
- Quattro giorni dopoWilliams firmò per Mork & Mindy.
- Settembre 1978Mork & Mindy debuttò sulla ABC.
Fonzie in Italia: “Ehi!”, Sottiletta e le repliche

In Italia la serie arriva l’8 dicembre 1977 sulla Rete 1 della Rai, alle 19.20, prima del telegiornale. Secondo Panorama lo seguivano quindici milioni di persone: in pochi mesi Happy Days era diventato uno dei telefilm più amati di sempre.
Il doppiaggio tolse le risate registrate, trasformò Richie in Ricky, l'”Aaay” in “Ehi!”, Joanie in Sottiletta. La voce di Fonzie era di Antonio Colonnello.
Poi vennero le repliche, che per molti di noi contano più della prima visione. Finito il ciclo della Rai, la serie passò alle reti private, dove tornò in onda per anni a ciclo continuo: io la lego alle scuole medie, a Italia 1, all’ora in cui si chiudevano i libri per accendere il televisore.
Bastava la sigla perché i compiti diventassero un problema del giorno dopo.
Toccate le schede per scoprire come cambiò la serie nel doppiaggio italiano.
Sotto il giubbotto di Arthur Fonzarelli

Sotto la giacca di Arthur Fonzarelli c’era un ragazzo cresciuto senza padre: Vito Fonzarelli se n’era andato quando Arthur aveva tre anni, lasciando alla nonna il compito di tirarlo su. Così Fonzie si scelse una famiglia, i Cunningham, dove soltanto Marion poteva chiamarlo Arthur senza rimetterci i denti.
Col passare delle stagioni il teppista mise giudizio fino a diventare socio di Arnold’s, professore di meccanica, perfino preside, mentre si batteva per i ragazzi epilettici esclusi dallo sport o chiedeva di adottare Danny, il ragazzino che seguiva con i Big Brothers.
Winkler, per paura di restare Fonzie a vita, rifiutò la parte in Grease, ma negli anni Ottanta i produttori continuavano a vedere soltanto il giubbotto e i ruoli non arrivavano. La giacca, intanto, decise di continuare a fare carriera da sola: dal 1980 ha trovato residenza alla Smithsonian, mentre dal 2008 Milwaukee ha piazzato sul lungofiume la Bronze Fonz, una statua a grandezza naturale con i pollici alzati. Per l’eternità.
- 1980Il giubbotto entrò al National Museum of American History della Smithsonian.
- 2008Milwaukee inaugurò la Bronze Fonz sul lungofiume.
Weezer, Buddy Holly: quando Arnold’s riaprì per una band di Los Angeles
Nel 1994 Spike Jonze, allora regista di videoclip, ebbe un’idea che oggi sembra addirittura scontata: fare suonare gli Weezer da Arnold’s. Così nacque il video di Buddy Holly, dove le riprese della band si frappongono a spezzoni originali di Happy Days, con Fonzie preso a ballare sotto il palco mentre suona la band.
Al Molinaro torna nei panni di Al per presentarli come ragazzi di Kenosha, Wisconsin, la sua città, anche se in realtà arrivavano dalla California. Fu girato tutto in un giorno, senza effetti digitali.
Nel 1995 il filmato vinse quattro premi agli MTV Video Music Awards. Perché vi sembra famigliare? La Geffen lo fece inserire nel CD di installazione di Windows 95, tra l’altro senza avvisare i musicisti, così chi comprava un computer nuovo se lo ritrovava sul disco prima ancora di cercarlo.
Una generazione nata dopo la serie mise piede in quel locale senza mai avere acceso un tv a tubo catodico.
Dieci 45 giri per essere approvati da Fonzie
Happy Days va guardato anche con le orecchie, perché quella serie raccontava gli anni in cui il rock n roll sfondava i jukebox d’America. Vent’anni dopo, le sue sigle si arrampicavano di nuovo in cima alle classifiche come se il tempo non fosse mai passato.
I primi cinque dischi di questa lista vengono dritti dal telefilm, gli altri cinque sono i classici dell’epoca in cui è ambientato: togliete quei solchi alla Milwaukee di Richie, Potsie e Ralph, resta una cartolina muta.
1. Bill Haley & His Comets, Rock Around the Clock (1954)
Nelle prime due stagioni la serie si apre con una versione reincisa di questo pezzo. Nel 1974 la Decca ristampò il 45 giri originale, lo stesso che accompagna l’inizio di American Graffiti, il film di George Lucas con Ron Howard.
A maggio il disco tornò per una settimana nella Top 40 americana. Erano passati vent’anni dalla prima uscita.
2. Pratt & McClain, Happy Days (1976)
È la sigla vera, quella che scandisce i giorni della settimana. L’hanno scritta Norman Gimbel con Charles Fox, la coppia di Killing Me Softly with His Song.
Nelle prime stagioni accompagnava soltanto i titoli di coda; dalla terza ha preso il posto di Rock Around the Clock in apertura. Pratt & McClain, due cantanti di jingle pubblicitari, la incisero come singolo nel 1976 portandola al quinto posto della classifica di Billboard.
3. Fats Domino, Blueberry Hill (1956)
Per Richie Cunningham è la canzone della vita: la intona ogni volta che una ragazza gli dà retta. Il brano esisteva dal 1940, ma la versione che conta è quella che Fats Domino incise nel 1956, con le terzine di pianoforte che la trasformano in rhythm and blues da ballare. Domino la tenne in vetta alla classifica R&B per undici settimane.
4. Suzi Quatro, Devil Gate Drive (1974)
Nella quinta stagione arriva Leather Tuscadero, sorella minore di Pinky, una vecchia fiamma di Fonzie. La interpreta Suzi Quatro, la bassista di Detroit che con questo pezzo era già arrivata al primo posto in Gran Bretagna nel 1974.
Con la sua band, Leather and the Suedes, lo suona da Arnold’s mentre Joanie, in divisa da cheerleader, le balla accanto.
Garry Marshall le offrì una serie tutta sua. Lei rifiutò, per non restare prigioniera di un personaggio come era successo a Winkler.
5. Cyndi Grecco, Making Our Dreams Come True (1976)
Laverne & Shirley è la serie derivata da Happy Days che racconta due ragazze di Milwaukee impiegate a mettere i tappi alle bottiglie di birra. La sigla porta la firma della stessa coppia, Gimbel con Fox.
Cyndi Grecco, scoperta mentre cantava in un parco divertimenti, la portò al venticinquesimo posto di Billboard nel 1976. Non riuscì più a entrare in classifica.
6. Elvis Presley, Heartbreak Hotel (1956)
Con questo disco Elvis debutta alla RCA nel gennaio 1956 per arrivare al suo primo numero uno. Ogni ciuffo impomatato di Happy Days, compreso quello di Fonzie che non ha bisogno del pettine, discende da questo singolo.
7. Little Richard, Tutti Frutti (1955)
Si apre con un grido che nessuno è mai riuscito a trascrivere due volte nello stesso modo. Little Richard lo incise per la Specialty nel 1955. Se il pugno di Fonzie sul jukebox avesse un suono, sarebbe quel grido.
8. Gene Vincent, Be-Bop-A-Lula (1956)
Tra i rocker degli anni Cinquanta Gene Vincent è quello che somiglia di più al teppista che spaventava i dirigenti della ABC, con la gamba malandata da un incidente in moto. Il suo primo successo uscì per la Capitol nel 1956: due minuti di eco, sussurri, chitarra tagliente.
9. Buddy Holly, Peggy Sue (1957)
Buddy Holly portava gli occhiali con orgoglio, mentre per Fonzie erano una vergogna da nascondere: la serie ci ha dedicato un episodio intero. Peggy Sue uscì nel 1957, con la batteria che martella senza sosta sotto una voce che singhiozza.
10. Chuck Berry, Johnny B. Goode (1958)
Chuck Berry la pubblicò con la Chess nel 1958. È la storia di un ragazzo di campagna che con la chitarra cambia il proprio destino, cioè il sogno di Potsie raccontato meglio di quanto Potsie riuscisse mai a cantarlo.
La sigla di Happy Days: come nacque, quante versioni ebbe, chi la rifece
Happy Days non nacque con la sigla che tutti ricordano. Nelle prime due stagioni le puntate si aprivano con Rock Around the Clock, mentre il brano scritto da Norman Gimbel con Charles Fox scorreva soltanto sui titoli di coda.
La svolta arrivò con la terza stagione, quando la serie cominciò a essere girata davanti al pubblico in sala mentre Fonzie si prendeva il centro della scena. Nel dicembre 1975 il brano fu reinciso negli studi della ABC a Los Angeles per diventare la sigla d’apertura: lo affidarono a Truett Pratt con Jerry McClain, due voci della pubblicità che fino a poco prima si facevano chiamare Brother Love.
A raccomandarli era stato Michael Omartian, il produttore, che con McClain aveva suonato da ragazzo negli American Scene. Secondo Pratt, dal primo incontro al disco finito passarono sette giorni, poi le copie partirono per corriere verso le principali radio del paese.
Il 45 giri uscì per la Reprise nel marzo 1976, con Cruisin’ with the Fonz sul lato B, per salire fino al quinto posto di Billboard, al terzo in Canada, al trentunesimo in Gran Bretagna. Pratt & McClain finirono ospiti nei salotti televisivi di Mike Douglas, di Merv Griffin, con Ralph e Potsie al seguito, che però non aprivano bocca: “Sembrava di essere i Beatles”, raccontò Pratt anni dopo.
Fu il loro unico successo: il singolo seguente, una cover di Devil with the Blue Dress On, si fermò al settantunesimo posto.
In Italia andarono in onda le sigle originali americane, cantate in inglese. Il 45 giri di Pratt & McClain finì nelle raccolte di sigle della Fonit Cetra, da Supersigle TV del 1979 fino a Ufo Robot supersigle, accanto a Goldrake, mentre la versione completa della sigla televisiva, pubblicata dalla Polydor nel 1978, uscì soltanto da noi.
Le curiosità
- Norman Gimbel con Charles Fox firmarono anche le sigle di Wonder Woman, di Love Boat, di Laverne & Shirley;
- La sigla passava in rassegna i giorni partendo dalla domenica, primo giorno della settimana nel calendario americano;
- In Australia i Silver Studs la incisero nel 1976 per il loro primo album, portandola tra i primi cinque posti della classifica;
- Negli anni Duemila la sigla diventò il tema di Happy Days, la commedia musicale scritta da Garry Marshall con le canzoni nuove di Paul Williams;
- Nel 2014 una nuova incisione accompagnò le pubblicità televisive dei grandi magazzini Target;
- Nel 2018 un sondaggio della PHMG, una società specializzata nell’identità sonora delle aziende, la indicò come la sigla più memorabile della televisione americana.
Le 10 frasi indimenticabili di Fonzie

- “Ehi! Aaaay!”: il suo saluto leggendario, accompagnato dai pollici alzati;
- “Le vie del Fonzie sono infinite”: una dichiarazione di onnipotenza, naturalmente;
- “Fonzie è un’oasi nel deserto della disperazione!”: modestia? Mai sentita nominare;
- “Correctamundo!”: il suo modo inconfondibile di dire che qualcuno ha ragione;
- “Io batto i record tutti i giorni”: per Fonzie la normalità è superare tutti;
- “Lei è un mortale, io sono un Fonzarelli”: questione di superiorità genetica;
- “Sit on it!”: la celebre espressione di Happy Days, usata soprattutto dagli altri personaggi;
- “Why? ‘Cause I’m the Fonz!”: perché? Perché sono Fonzie! Serve davvero un’altra spiegazione?;
- Per Fonzie ammettere di avere torto è quasi fisicamente impossibile: le sue esilaranti difficoltà a pronunciare la parola wrong;
- “Cool it!”: calmati! Due parole che soltanto Fonzie poteva pronunciare con tanta autorità.
Happy Days: dieci giorni felici da ricordare

1. Fonzie in giacca a vento (1974)
Nella prima stagione Fonzie compare poco, quasi sempre con la giacca a vento chiara voluta dalla ABC. Rivederlo così fa lo stesso effetto di una foto di Elvis prima del ciuffo.
2. Il primo Natale con i Cunningham (dicembre 1974)
Fonzie è solo per le feste e la famiglia di Richie lo accoglie a casa. È il primo episodio che mostra che cosa c’è sotto il giubbotto.
3. Fonzie per Eisenhower (seconda stagione)
Alle presidenziali del 1956 Richie sostiene Stevenson con un discorso documentato, Fonzie si schiera con Eisenhower a colpi di slogan. Nel Wisconsin vincerà Eisenhower.
4. Il trasloco sopra il garage (terza stagione)
Fonzie prende in affitto il monolocale sopra il garage dei Cunningham. Howard, il più contrario all’idea, finisce per accoglierlo con un “Aaay” tutto suo.
5. La Fonz Dance (quarta stagione, ottavo episodio)
La band di Richie suona Hava Nagila, Winkler improvvisa una hora che passa alla storia come la Fonz Dance. Nel 2018 l’ha rifatta ospite del Tonight Show di Jimmy Fallon.
6. Il salto dello squalo (20 settembre 1977)
Fonzie salta lo squalo sugli sci d’acqua, giubbotto compreso. Il resto è lessico: jump the shark.
7. L’arrivo di Mork (1978)
Un alieno del pianeta Ork atterra a Milwaukee con la faccia di Robin Williams. Da quell’episodio nasce Mork & Mindy, la serie che lo rende famoso.
8. La lettera del padre (sesta stagione)
A Natale un marinaio porta a Fonzie un regalo con una lettera. Fonzie scopre che quell’uomo era suo padre, Vito, che non aveva trovato il coraggio di presentarsi.
9. Richie se ne va (1980)
Ron Howard lascia la serie per dedicarsi alla regia, Fonzie ne diventa il centro senza più rivali. Howard tornerà come ospite nell’ultima stagione.
10. Il matrimonio di Joanie con Chachi (1984)
Fonzie fa da testimone al cugino Chachi. Lo stesso giorno l’agenzia gli riporta Danny, il ragazzino che voleva adottare. Un brindisi di Howard Cunningham chiude la serie.
Arthur Fonzarelli in breve
- Nome completo
- Arthur Herbert Fonzarelli, detto Fonzie (in originale anche The Fonz)
- Serie
- Happy Days, sitcom creata da Garry Marshall, trasmessa dalla ABC dal 15 gennaio 1974 al 1984 in 11 stagioni e 255 episodi
- Interprete
- Henry Winkler, due Golden Globe (1977 e 1978) e tre candidature agli Emmy per il ruolo
- Presenze
- Tutti i 255 episodi, come Howard Cunningham
- In Italia
- Prima puntata l’8 dicembre 1977 sulla Rete 1 della Rai; voce italiana di Antonio Colonnello; tormentone “Ehi!”
- Mestieri
- Meccanico, socio di Arnold’s, insegnante di meccanica, preside
- Salto dello squalo
- Episodio Hollywood: Part 3, 20 settembre 1977, all’origine dell’espressione jump the shark
- Il giubbotto
- Esposto al National Museum of American History della Smithsonian dal 1980
- La statua
- Bronze Fonz, sul lungofiume di Milwaukee dal 2008
These days are all: il videogioco di Spazio 1984
Arrivati fin qui, vi siete guadagnati un gettone. Nel 1984 le sale giochi italiane erano piene di ragazzini che correvano tra i banchi di scuola inseguiti da un professore pixelato: questo piccolo videogioco, scritto apposta per l’articolo, riprende quella formula per portarla nella Milwaukee degli anni Cinquanta.
La corsa dura una settimana intera, dal lunedì al sabato sera, quando si arriva finalmente da AL’S.
- LunedìAl liceo si recuperano i 45 giri sotto il naso degli studenti.
- MartedìIn garage le chiavi inglesi stanno sui banchi da lavoro degli operai.
- MercoledìIn ferramenta i martelli aspettano accanto ai clienti.
- GiovedìAl ballo in palestra i palloni sono custoditi dalle ragazze pon pon.
- VenerdìAl drive-in bisogna strappare i popcorn agli spettatori.
- SabatoDa AL’S la settimana si chiude con gli hamburger.
Come si gioca
- Vi muovete con le frecce o con i tasti WASD, mentre da telefono usate i tasti sotto lo schermo;
- In ogni tappa ci sono nove oggetti appoggiati sui banchi, ognuno davanti a qualcuno seduto;
- Affiancate l’occupante dal corridoio, poi premete più volte la freccia destra o sinistra contro di lui;
- Al terzo spintone cade dalla sedia, così potete prendere il suo posto per afferrare l’oggetto prima che torni a sedersi;
- La barra spaziatrice, o il tasto FRAPPÈ, lancia un frappè a chi vi insegue;
- Ogni giorno nasconde una trappola comica che scatta una volta sola;
- Quando avete raccolto i nove oggetti, la scritta ROCKNROLL si accende per aprire la porta sul lato sinistro.
Si comincia con il tasto INIZIA o con Invio. Il punteggio migliore resta salvato nel vostro navigatore.




