Se c’è un punto di convergenza tra le ere del caos postbellico giapponese e le trasmissioni pomeridiane della RAI degli anni ’80, è senz’altro l’opera multiforme di Gō Nagai, al secolo Kiyoshi Nagai, nato a Wajima nel 1945, figlio di un Giappone devastato dalla guerra e pronto a reinventarsi a suon d’inchiostro ed elettricità.
Sarebbe riduttivo pensare a Go Nagai come al “papà di Goldrake” o al “creatore di Mazinga”.
Go Nagai è l’autore che ha sparato il concetto di manga in giapponese in orbita, infilandoci dentro sesso, morte, tecno-religione, furori apocalittici e mutazioni psico-fisiche degne di Cronenberg. Non solo autore di fumetti, ma teorico del corpo, della macchina e del peccato.
Maestro della provocazione e dell’immaginario visionario, Nagai ha introdotto nel 1968 l’erotismo inusuale nel fumetto per ragazzi con La scuola senza pudore e nel 1972 ha lanciato i primi mecha giganti con Mazinger Z.
I suoi manga – da Devilman a Cutie Honey – sono diventati cartoni animati di culto, anime giapponesi amati in tutto il mondo.
Il suo tratto ruvido e tagliente di Go Nagai ha marchiato a fuoco non solo i cartoni animati che ne sono derivati, ma l’intero immaginario di due generazioni.
In Italia il suo nome è leggendario: basta citare Mazinga, Goldrake o Devilman per accendere l’immaginario di intere generazioni.
Principali opere di Go Nagai
- La scuola senza pudore (1968–1972) – Serie dissacrante con protagonisti scolari in situazioni grottesche, che fece scalpore in Giappone fin dal debutto. Con questa satira dei costumi educativi Nagai mostrò subito il suo spirito sovversivo.
- Devilman (1972–1973) – Memoria gotica in stile fumettistico: studente divenuto demone per combattere altri demoni, in un finale apocalittico. Un classico dell’horror-surreal che fonde mito cristiano, iconografia demoniaca e inquietudine moderna.
- Mazinger Z (1972–1974) – Il capostipite dei robot giganti pilotati da eroi umani, che ha dato forma al genere super robot. Nagai lo concepì come “il primo cartone animato con un super robot controllato dall’interno”. In Italia Mazinger Z – e poi Great Mazinger – furono cartoni animati fondanti, eredi di un fumetto altrettanto popolare.
- Cutie Honey (1973–1974) – Magica eroina metallica con costume cromato e mosse da idol pop. Fantamischia tra sci-fi erotico e commedia, Cutie Honey resta uno dei manga più glam di Nagai.
- Il Grande Mazinga (1974–1975) – Diretto sequel di Mazinger Z. Qui il pilota è un guerriero addestrato e il nemico è l’Impero dei Micenei: mostri meccanici dalle teste umane. Una versione ancora più drammatica e adulta dell’universo Mazinger.
- UFO Robot Goldrake (1975–1977) – Conosciuto in Italia come Goldrake, è il terzo capitolo della “Mazinger saga”. Protagonista è Actarus (Duke Fleed) e il suo robot alieno Grendizer. L’anime, sviluppato con lo Studio Toei, è tuttora un fenomeno di culto.
- Violence Jack (1973–1990) – Epopea post-apocalittica: dopo un cataclisma il Giappone diventa terra selvaggia. Violentissima e visionaria, la serie mescola western spaghetti, horror e fantascienza, come un film cult ricomposto a fumetti.
- Shutendoji – L’Imp della Luna (1976–1978) – Ritorno al racconto di mostri e leggende: un demone di 3000 anni rinato ai tempi moderni. Esempio di come Nagai spazi dal futuristic horror al mito apocalittico.
- Altre opere memorabili includono Abashiri Ikka (gangster-comedy 1969), Mao Dante (demonologia gotica, 1971), Getter Robot (1974, robot componibili con Ken Ishikawa) e molti remake o spin-off come God Mazinger (1984), Getter Robot Go (1991) o Mazinger Z: Infinity (2018). Ciascuna serie dimostra il talento di Nagai nel rimescolare generi diversi e nel lanciare nuove icone pop.
I robot di Gō Nagai

Il tratto di Nagai ha creato alcuni dei robot più iconici dell’animazione giapponese: lunghe gambe di ferro, petti cromati a forma di X, teste di alieno.
Nei manga di Go Nagai i robot combattenti sono esseri quasi sacri, simboli di speranza e ribellione.
Mazinger Z, per esempio, emerge come un titano dal cuore umano, pronto a urlare nello schermo come un assolo di chitarra heavy metal.
UFO Robot Goldrake, invece, unisce le radici fantasy di Avalon a razzi spaziali.
- Mazinger Z (1972–1974) – Il primo robot umanoide pilotabile, che ha cambiato il paradigma dei fumetti giapponesi. Co-ideato da Nagai e dallo studio Toei, Mazinger è alto 22 metri e viene azionato dal giovane Ryo Kabuto. Rappresenta la fantascienza fatta a mano da un mangaka rockstar, misto a simbolismo quasi cavalleresco.
- Il Grande Mazinga (1974–1975) – Potenziamento diretto di Mazinger Z. Il nuovo pilota Tetsuya Tsurugi è un militare scelto contro l’Impero dei Micenei. Animazioni più cupe e trama intensa, come un sequel cinematografico in piena regola.
- Mazinkaiser (2001) – Revival anni 2000 per un pubblico nostalgico. Robot “fuso” ancor più grande e cattivo. Nakai lo disegna come una versione hardcore di Mazinger, con elmo demoniaco.
- Getter Robo (1974–1975) – Manga mecha creato con Ken Ishikawa: tre veicoli componibili guidati da tre piloti. Insieme al fratello Getter Robot G, Nagai getta le basi dei robot “combinati”, anticipando le serie moderne di mech.
- Shin Getter Robo / Getter Robo Go (1991–1993) – Epopea dei robot Getter rilanciata con toni adulti, riflette l’amaro universo di Violence Jack.
- Kotetsu Jeeg (Jeeg Robot d’Acciaio) (1975) – Altro grande classico: il robot e il capo di un cineteatro si fondono per combattere i guerrieri d’acciaio. Opera dal sapore internazionale con design di antichi imperatori d’oriente.
- UFO Robot Goldrake (1975–1977) – Grendizer (Goldrake) è l’astronave-robot proveniente da Fleed, con la firma inconfondibile di Go Nagai nel concept. Il robot, scaraventato sulla Terra, protegge la nostra pianeta da invasori galattici con l’aiuto dell’ex pilota Koji Kabuto. È il culmine della “Mazinsaga”.
- Altri robot minori: God Mazinger (1984, reboot animato dal mago degli anni ’80) e MazinSaga (1990-2012, un manga epico che reinterpreta Mazinger in chiave fantasy), oltre a innumerevoli mecha apparsi in crossover. Ogni robot di Nagai ha il potere di trasformare il paesaggio: le loro scene di battaglia sono più teatrali di un concerto rock, eppure sembrano uscite da un paragrafo di storia profonda.
L’ordine di visione della MazinSaga

Per capire le serie in sequenza cronologica, basta partire dall’origine. Mazinger Z (1972–1974) è la serie madre; nell’episodio finale di Mazinger Z compare Il Grande Mazinga (1974–1975) che prosegue direttamente le vicende.
Il viaggio si conclude con UFO Robot Goldrake (1975–1977), terzo tassello della triade. In Italia queste tre serie sono tradizionalmente viste in ordine: Mazinger Z → Il Grande Mazinga → Goldrake.
Seguendo questa sequenza, lo spettatore assiste in modo corretto all’evoluzione dell’universo narrativo di Nagai: dai misteri del Professor Kabuto alle battaglie nello spazio contro l’Impero Vega.
Ulteriori spin-off, OAV e film (come “Mazinger Z contro Devilman” o “Il Grande Mazinga contro Getter Robot”) si incastrano in questa timeline principale, ma la visione canonica resta quella ufficiale indicata dalla casa madre.
Goldrake: ideazione e design

Goldrake, in originale UFO Robot Grendizer, fu ideato da Go Nagai nel 1975 insieme al suo studio Dynamic Planning.
Il robot Grendizer è un guerriero spaziale costruito dagli scienziati del pianeta Fleed: Nagai ne cura la sceneggiatura e l’ambientazione fantascientifica.
Nella realizzazione animata, però, i disegni furono affidati allo staff Toei: il character design dei primi 48 episodi è opera di Kazuo Komatsubara, poi sostituito da Shingō Araki nella seconda parte.
Goldrake porta la firma creativa di Nagai (ideatore) ma fu concretamente “disegnato” per lo schermo da Komatsubara (e Araki).
La versione manga di Goldrake (quella destinata alle riviste giapponesi) è stata invece realizzata da Gō Nagai con i disegni di Gosaku Ōta.
A livello di mito pop, Goldrake diventa così un’icona ibrida: in Italia è il cartone animato che ha fatto innamorare i ragazzini degli anni ’70, ma dietro di esso ci sono i fumetti di Go Nagai e i talenti dei migliori animatori giapponesi.
Il vasto catalogo di Gō Nagai – dai manga giapponesi underground agli anime televisivi – resta imprescindibile per ogni appassionato di fantasy, mecha ed eroi pop.
Le sue storie sono dense di simboli. Nel fissare con lo sguardo un Mazinger o Goldrake si percepisce quel crepitio rock di fondo che attraversa tutta la sua narrativa.
Studiare le opere di Go Nagai significa seguire una scia di creatività capace di fondere cultura alta e cultura pop in un unico, gigantesco robot. Proprio come Getta Robot!
Go Nagai: un prometeo nipponico
Go Nagai ha sempre interpretato la nostra sete di eroi in modo oscuro e distorto. Oggi ci nutriamo di Avengers e maratone di Hogwarts cercando rifugio in mondi rassicuranti, dove l’ordine regna sovrano e il male viene puntualmente sconfitto da un colpo di bacchetta o in una scena post-credit. Nagai non offre nessun tipo di redenzione: i suoi robot sanguinano olio nero come la pece, i suoi demoni piangono lacrime tossiche che nessuno può asciugare. Forse esercitano lo stesso fascino delle live su Twitch, dove non seguiamo qualcuno per vederlo vincere, ma per vedere un gamer adrenalinico cadere, morire, rialzarsi e riprovare cento volte, senza trascurare mai di gridare. Quella tensione brutale, senza garanzie, è la stessa che vibra ancora nei manga di Go Nagai e nei suoi anime: più guerra che page, e una cosante vertigine da battaglia perenne e infinita.
Go Nagai non concede ai suoi eroi nessun tipo di redenzione. Forse per questo continuiamo a leggerlo, guardarlo, invocarlo, senza possibilità di essere ignorato.